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premessa:
questa è una mia personale versione del finale del gioco prince of persia, non esistono finali segreti o alternativi( almeno che io sappia). ho scritto questo finale perche non ero del tutto contento con quello presente nel gioco. era finita, la lotta per rinchiudere hariman era finita. e loro avevano vinto. il dio dell'oscurità era stato di nuovo rinchiuso nella sua prigione. "ce l'hai fatta elika, hai vinto " pensava il principe mentre trasportava il corpo della sua amica lungo il corridoio dell'albero della vita. Sempre mentre camminava il principe ripensava alla loro avventura, breve certo, ma molto intensa, più dì molte altre vissute in precedenza. di sicuro sarebbe diventata un ottima regina, se solo il destino avesse voluto diversamente. erano arrivati all'entrata del tempio, poso delicatamente il corpo di elika sulla tomba della madre "riposa adesso, accanto a tua madre"pensò, elika aveva un aspetto cosi sereno e tranquillo, come se stesse dormendo. il principe non poteva fare a meno di pensare a cosa ne sarebbe stato del suo regno, ora che anche lei se ne era andata. sarebbe rimasto ancora deserto? senza nessuno che si curasse di controllare i suoli fertili e di tenere hariman imprigionato? oppure hormazd avrebbe mandato qualcun'altro a proseguire il compito?. beh di certo nessuno sarebbe stato migliore di lei. d'un tratto la terra prese a tremare, la polvere si alzo da terra mentre l'albero della vita era scosso da tremiti. "che succede?" si chiese il principe. hariman si stava di nuovo liberando? i suoi fertili ora purificati non bastavano più a contenerlo?. "beh se sono riuscito a rimetterti nel tuo buco una volta posso farlo ancora hariman” disse il principe sguainando la sua lunga spada e preparandosi a una nuova battaglia. poi tutto si fermo. la terra smise di vibrare come se non fosse mai successo nulla. il principe era ancora in posizione di attacco pronto a ingaggiare battaglia. "cos'è, ci ha ripensato?" si chiese notando che restava tutto calmo. beh meglio cosi si disse, era praticamente sfinito per tutto quello che aveva passato, meglio evitare altri sforzi. prese a incamminarsi lungo la scalinata dell'albero quando vide qualcosa davanti a se. i quattro alberi della vita minori, che convogliavano energia dai suoli fertili verso la prigione di hariman erano avvolti da una luce simile a quella di elika quando usava le sue magie. il principe si avvicinò rapidamente a uno di essi e vide come un piccolo fascio di energia sgorgare dalle foglie e innalzarsi verso il cielo, in direzione dell'Albero Della Vita, solo che, invece di entrare in esso, i fasci si stavano condensando in un unico punto in aria, proprio sopra a dove stava elika. allora il principe tornò in fretta davanti alla porta dell'albero della vita, stava proprio salendo gli ultimi gradini quando la nube formata dai fasci di luce inizio a rimpicciolirsi sempre di più , come se si stesse condensando. " ma che cosa.." il principe , arrivato davanti alla tomba proprio sotto la nube, non riusciva a capire cosa stesse succedendo , di sicuro era opera di hormazd, ma cosa cercasse di fare era ancora ignoto, poi senti qualcosa di bagnato sulle sue mani, abbassò lo sguardo e vide che alcune gocce stavano cadendo dal cielo, come se piovesse, proprio nel punto dove si trovava. all'improvviso il corpo di elika prese a brillare, le gocce cadute dalla nube stavano penetrando nella sua pelle che si ricoprì di una sottile aura bianca luminescente dopo alcuni lunghissimi attimi, elika apri gli occhi "uh?, cosa..?" fece per dire. il principe si avvicino a lei. "elika... elika sei viva". la aiuto a scendere dalla tomba e a mettersi in piedi. "credevo che ormai fossi morta, ma che è successo? è stato hormazd?". lei ancora confusa rispose "si.. credo di si, mentre ero morta ho sentito la sua presenza, più di quanto avessi mai fatto”. "hai sentito la sua presenza, vuoi dire che eri con lui?"chiese . " non è che fossi davvero con lui, ma... lo sentivo vicino”, rispose mettendosi in piedi. "beh è stato gentile a fare qualcosa FINALMENTE, ora che è tutto finito, anche se..". " non è finita, ancora". "cosa?". "c'è ancora qualcosa da fare" disse elika incamminandosi giù per la scalinata dell'albero seguita dal principe. "altri suoli fertili?" chiese con un leggero disappunto. " no, la mia gente , devo farla tornare, per questo hormazd mi ha rimandata qui, se la città e il regno non torneranno alla vita, hariman scapperà di nuovo, questo è sicuro". "per caso ti ha detto anche da dove cominciare?, no sai perché andare alla cieca di città in città a parlare di hariman e della fine del mondo.... non credo possa essere efficace". elika allora alzo il braccio verso il deserto , dalla sua mano partì un fascio di luce bianca che si diresse verso le dune , in lontananza, da dove era venuto il principe. "homrazd ci guiderà" rispose lei con fiducia. " si, verso chissà quali altre battaglie, ne vedo gia una, attraversare tutto il deserto A PIEDI, poteva anche mandarci un mezzo di trasporto". " beh penso che dovremo fare da noi per ora " rispose elika, continuando a camminare sulla sabbia. tutt'aun tratto però si fermo guardando qualcosa in lontananza. "che c'è? hai visto qualcosa?" chiese lui. " credo che hormazd abbia sentito le tue lamentele, guarda laggiù" disse elika indicando qualcosa davanti a loro. il principe puntò lo sguardo dove indicava lei, però non vedeva altro che sabbia e polvere. " ma cosa hai visto ? forse un... ASPETTA" si corresse all'improvviso con sorpresa. " ma quella è..." inizio a dire mettendosi a correre nel deserto verso ciò che aveva visto. Poco dopo il principe e elika erano ormai lontani dalla valle estavano proseguendo il loro viaggio sul dorso di un quadrupede verso la citta più vicina. " non ci posso credere, pensavo fosse finita chissaddove" disse il principe non nascondendo la sua contentezza. " evidentemente si è affezionata al suo padrone, come hai detto che si chiama?" chiese elika. " fhara, è incredibile, è come quando ci siamo separati, non manca nulla". era vero, la sua asina era esattamente come l'aveva lasciata, le provviste ( intatte) , gli oggetti,( da lui requisiti) l'oro ( soprattutto!). ora il viaggio si prospettava molto più piacevole. intanto..... un silenzio risuonava lungo le sale del tempio dell'albero della vita non era rimasto più nessuno li, nessuno ad abitare quel luogo a proteggerlo, a mantenerlo. ciononostante sembrava andasse tutto bene, in apparenza almeno. se qualcuno si fosse avvicinato nella sala principale avrebbe notato delle increspature lungo la corteccia dell'albero della vita, delle piccole linee nere che partivano dalle sue radici e si espandevano lentamente ma inesorabilmente. l'albero stava cominciando a sbiadire, il suo colore cambiava dall'azzurro\verde intenso al giallo, poi al bianco e infine al nero. come una malattia che si diffonde , l'oscurità ricopriva l'albero, che però invece di seccare e morire, continuava a crescere sempre più forte, le sue foglie ora di color pece pece aumentavano, i suoi rami si ingrossavano e maturavano delle spine acuminate, iniziava perfino a germogliare. Dalle sue punte infatti cominciarono a nascere dei frutti capaci di maturare in pochi attimi, i semi quindi ricadevano sulla terra e ricominciavano questo processo lungo la terra circostante. questo accadde fino a quando non arrivo a uno dei suoli fertili, dalla terra circostante spuntarono tre germogli particolari, che crescendo finirono con incontrarsi e unirsi tutti sopra il suolo fertile. dall'unione di queste piante nacque un fiore, grosso come una rosa puntato però verso il basso, ognuno dei suoi petali luccicava di un bagliore bianco e nero, aveva anche lui delle spine acuminate lungo il suo gambo. si avvicino lentamente al punto in cui il suolo fertile emanava la sua energia, e in un attimo penetrò a forza contro il nucleo sotterraneo del suolo che inizio a vibrare violentemente scuotendo il terreno intorno a lui. il flusso di energia divenne irregolare. il suolo stava reagendo come se fosse in preda a un attacco, respingendo l'elemento estraneo. dopo alcuni minuti di lotta il fiore nero emerse dal nucleo del suolo fertile, agitandosi debolmente. i petali erano quasi tutti spariti e le spine troncate. troppo provato per lo sforzo il fiore iniziò a sgretolarsi in polvere, mentre il suolo tornava tranquillo. però il flusso di energia stava cambiando. prima era un azzurro splendente a fuoriuscire del suolo fertile, ora aveva iniziato a scorrere un flusso nero, che stava irradiando corruzione lungo tutto il territorio. tutti gli altri suoli fertili subirono questa fine, diventando suoli corrotti. ora la loro energia non serviva a tenere prigioniero hariman ma a dargli forza. da prigioniero a libero, da gabbia a fortezza, hariman estese la sua ombra a tutto ciò che c'era di vivente nel regno. le piante furono costrette ad assorbire la corruzione, gli animali mutarono assumendo forme spaventose, la terra fu impregnata dell'essenza di hariman.. che ora controllava l'albero della vita. il vento soffiava violento in quelle terre ora, portando con se questo messaggio "io... sarò...libero...." PRINCE OF PERSIA: THE JOURNEY OF LIGHT alcuni giorni più tardi... Era un pomeriggio normale nel deserto, il sole batteva caldo sulla sabbia, il vento soffiava leggero sulle dune spostando lunghe ondate di granelli con se, e nessuna nuvola carica di pioggia era all'orizzonte. Il paesaggio continuava cosi per kilometri e kilometri, tranne che in un punto, dove si trovava una lunga scia di impronte sulla sabbia lasciata da un insolito gruppetto. Due persone stavano attraversando il deserto a bordo di un animale. Un giovane uomo, che per vivere faceva il predatore di tombe, una principessa magica di un regno ormai in rovina, e un asina che cominciava ad essere stufa del suo lungo viaggio. “quanto manca ancora?” chiese elika mentre prendeva una borraccia “non molto ormai, domani sera saremo già arrivati in città” rispose lui. era stato un viaggio abbastanza tranquillo, niente corruzione, nessuno che tentasse di ucciderli, niente trappole mortali o pericoli, insomma sembrava che fossero tornati a vivere una vita normale. “allora elika, ora ce finalmente abbiamo un po' di pace, perché non mi racconti qualcos'altro di te?” chiese il principe “beh cosa vorresti sapere?” “non so, com'è stata la tua infanzia, com'eri da piccola, queste cose insomma.” “beh” inizio lei sorseggiando un po' d'acqua dalla borraccia presa poco prima “forse ti stupirà saperlo ma da piccola non facevo altro che combinare disastri” “sul serio?, tipo cosa?” chiese lui curioso “beh non ascoltavo mai la mia istruttrice , mi divertivo a nascondermi facendo disperare tutta la servitù, cose cosi insomma” “sul serio?, eri cosi pestifera?” chiese lui stupido continuando a condurre l'asina nel deserto elika prese un altro sorso d'acqua. Dopo aver bevuto continuò “ si lo ero, ma poi crescendo ho capito l'importanza delle cose e che come principessa avevo delle responsabilità a cui non potevo sottrarmi.” “e tu invece? Com'eri da piccolo? Correvi già dietro alle ragazze e ai tesori?” chiese scherzosa lei sporgendosi un po' verso di lui. “veramente no, ero un ragazzo un po' come tutti gli altri, giocavo, aiutavo mio padre nel lavoro, niente di particolare, la vita scorreva tranquilla... poi venne la guerra...” aggiunse cambiando espressione “dev'essere stato terribile” disse lei “infatti, arrivavano notizie di tragedie commesse nei villaggi vicini, furti stupri, interi città rase al suolo, la situazione stava peggiorando e presto sarebbe toccato anche a noi”. Mentre parlava gli tornavano in mente tutti quei momenti, anche se era piccolo quei ricordi erano rimasti impressi profondamente dentro di lui. I volti spaventati di coloro che erano riusciti a fuggire, il pianto degli altri bambini rimasti orfani e delle vedove. Poi riprese “siamo scappati, prima che arrivassero da noi, la mia famiglia e molti altri del mio villaggio decidemmo di andare via e diventare profughi”. D'un tratto il principe fermò l'asina e scese dalla groppa. “ cosa fai?” chiese la sua compagna. Dopo aver preso una borraccia dalla roba caricata dietro lui iniziò a dar da bere alla sua asina “ ha sete” rispose. “e tu come lo sapevi?”chiese lei. “ dopo tanti viaggi passati insieme ho imparato a conoscerla bene”. L'animale una volta dissetato emise un verso come per ringraziare, e ripresero il tragitto. “e...., com'è finita?” domandò lei timorosa. Passarono alcuni minuti di silenzio quando.. “ non duro a lungo, il nostro villaggio si trovava nel cuore del regno ci sarebbero volute settimane prima di raggiungere il confine, e quando eravamo a circa meta strada..... ci trovarono” aggiunse. “hai visto tutto?” “veramente no, poco prima che arrivassero i miei genitori mi nascosero in un barile, ci rimasi per non so quanto tempo, alla fine uscii per cercare qualcosa da mangiare, tornai al nostro campo, ma lo trovai deserto, non c'era più nessuno”. “capii che da quel momento me la sarei dovuta cavare da solo, ti confesso che avevo paura, il mondo ora mi sembrava cosi grande da esserne inghiottito” “ e quindi cosa hai fatto?”. “per prima cosa ho cercato qualcosa da mettere sotto i denti, dopo il passaggio dei soldati non cera rimasto molto, ma sono riuscito a cavarmela più o meno” Elika ascoltava con attenzione, non lo dava a vedere ma le sue parole erano cariche di tristezza, doveva aver sofferto molto. Per un attimo si ritrovo a pensare a cosa avrebbe fatto lei al suo posto, in quella situazione lei che aveva sempre vissuto con la sua corte vicina. Probabilmente non sarebbe resistita tanto a lungo. “poi decisi di dirigermi alla città più vicina, dove c'è gente c'è commercio e dove c'è commercio c'è cibo pensai, presi tutto ciò che c'era rimasto di valore in giro e mi diressi verso sakesh, a bordo della stessa asina che stiamo cavalcando ora” aggiunse con entusiasmo. “vuoi dire che hai sempre avuto con te quest'asina?, sempre??” “esatto, forse non ci crederai, ma ha un ottima resistenza nelle traversate, riesce a sopportare grandi pesi, anche se a volte è un po' troppo testarda e sparisce senza motivo” concluse. Come per rispondere l'asina emise dei brontolii e si impenno facendolo finire a terra in una nuvola di polvere “ah ah sembra che non sia contenta di ciò che dici di lei” disse elika divertita mentre lui si rialzava tutto sporco di sabbia “ lo vedo, a volte mi domando se sia davvero un asina normale” “ normale non lo è di certo, se riesce a sopportarti per giorni” “ ormai dovrebbe averci fatto l'abitudine, e poi non sono cosi terribile da sopportare dai” “ si certo, muoviamoci dai che si sta facendo buio” disse lei porgendogli la mano per farlo risalire. Lui la affero e dopo essersi issato in sella ripresero il cammino. Qualche ora più tardi, i due si erano accampati nel deserto, l'asina farah si trovava seduta accanto a loro a riposare tranquilla. Poco prima il principe aveva messo su una piccola tenda. “ mi spiace solo che è un po' piccola per due persone, ma non pensavo di tornare in compagnia” “ pazienza, sopporterò anche questa” " e dimmi vestiti ti stanno bene?" " si grazie sono un po larghi ma non importa" durante la loro sosta le aveva proposto di indossare dei vestiti più adatti a un viaggio nel deserto, cosi era uscito dalla tenda per permetterle di cambiarsi. Elika aveva solo l'imbarazzo della scelta, c'erano vesti di ogni tipo, jallàbiyye dette anche caffettani(*), hayk(**),dei Sari (***) e molto altro anocra. "meno male che avevo dei vestiti in più con me". "ma hai rubato tutta questa roba da una tomba?" “beh non proprio tutta, alcune cose le ho comprate io” “con denaro rubato immagino”rispose lei con superiorità. "ah ah proprio non riesci a pensare bene di me?". "no mi spiace". Era bello avere vicino una persona come lei penso il principe, cosi non c'era il problema della solitudine e del silenzio assordante. “ecco ho finito, puoi entrare” disse lei lui entro nella tenda. Ora elika indossava una jhallabyyia verde chiaro. Questo indumento era indossato prevalentemente dagli uomini, ma non ci sarebbero stati problemi se ne faceva uso anche lei. Era una veste abbastanza attillata con le maniche tagliate per lasciare le mani libere. Per il giorno successivo si era messa da parte un tagelmust(****), come quello del suo compagno ma di colore bianco non azzurro, cosi sarebbe stata al riparo dal caldo e dalla sabbia. " senti mi chiedevo cosa pensi di fare ora?" chiese lui sdraiandosi al suolo "te l'ho detto, troverò la mia gente " "si ma hai una pista, un nome o qualcosa che ti possa aiutare?". " no lo ammetto non ho nulla, ma sicuramente hormazd mi guiderà, come ha fatto con te e la tua asina" aggiunse. " ancora? non mi ha mandato nessuno qui, ero diretto da tutt'altra parte" rispose lui stizzito. " già ora che ci penso , dove avevi in programma di andare?" " beh a qualche giorno da qui c'è una città, era una delle tappe del mio itinerario, subito prima della mia destinazione finale" "ovvero? dove?" "a jiamat, la capitale della regione, una delle più grandi e floride città che esistano". "quanto è grande?" "beh 2 o 3 volte la tua città , la parte più sviluppata è quella del porto, è uno dei crocevia mercantili più importanti da queste parti, li puoi trovare praticamente ogni cosa, cammelli, tappeti spezie, gioielli, schiavi...". alla parola schiavi elika assunse un espressione contrariata. "che c'è?" chiese lui. "sono contraria alla schiavitù, non sono mai stati permessi nel regno degli ahura apparte che per un breve periodo, e mio padre si è sempre adoperato per evitare che questa pratica tornasse a essere usata" "purtroppo in molte parti del mondo si fa uso di schiavi, di solito hanno anche un mercato specifico, nei porti o nei centri delle città". "parliamo d'altro per piacere" "come vuoi, allora dimmi..." inizio il principe con un altro argomento. Intanto... Nella valle degli ahura, nei meandri del palazzo sotterraneo ,una figura inquietante si muoveva lenta nei corridoi. Era un palazzo ormai in rovina quello, nessuno lo curava a dovere ormai da anni, la polvere si trovava ormai dappertutto, si vedevano più porte rotte che intere e le grate di ferro erano arrugginite quasi completamente, ma questo aveva poca importanza. Solo una parte di quel luogo aveva importanza, la parte che contraddistingueva quel luogo dal resto del regno. Le prigioni. Prima di hariman coloro che si erano macchiati di crimini orrendi erano stati rinchiusi li in attesa del giudizio del sovrano. C'erano due possibili destini per un condannato, a seconda delle colpe che aveva commesso. La prima : l'esilio, se il condannato non era un pericolo incontrollabile sarebbe stato allontanato dalla valle, non vi avrebbe mai messo più piede anzi non sarebbe mai stato in grado nemmeno di entrarvici più, grazie a un incantesimo egli sarebbe stato bandito per sempre. La seconda: l'esecuzione, se le colpe del condannato erano troppo gravi e non era possibile controllarlo non poteva continuare a vivere, anche per giustizia verso coloro a cui aveva tolto la vita. Dopo la guerra con hariman tuttavia se ne aggiunse un altra. La terza pena: il D' thall, tradotto dalla lingua antica " bandito per l'eternità". questa pena veniva applicata, quando un essere magico arrivava nella valle degli aura e non era possibile sconfiggerlo con mezzi umani, il primo cerchio dei sacerdoti si riuniva e con una formula lo esorcizzava, la sua mente la sua anima e il suo corpo venivano spedite in un altra dimensione, che piano piano o avrebbe distrutto. Per fare ciò serviva però un oggetto che, una volta incantato, facesse da catalizzatore e confinasse il prigioniero. Questo fece Hormazd alla fine della guerra con suo fratello, dopo averlo ingannato e rinchiuso nella prigione, lascio agli ahura le conoscenze necessarie perché potessero ripetere quel rituale da soli quando un entità magica li minacciava. Anche se la guerra era finita comparivano sempre delle creature magiche nella valle, che fosse una coincidenza o il richiamo di Hariman non faceva molta differenza, venivano tutte rinchiuse. Per contenere queste creature gli aura decisero di non usare il tempio dell'albero della vita, che faceva già da prigione per hariman, ma costruirono il Palazzo Sotterraneo. Il palazzo era stato scavato interamente nella roccia e nel terreno e aveva una sola uscita, a differenza del palazzo reale non c'erano camere, sale da ballo o sedi culturali, nessuna biblioteca o giardini. Era composto da solo tre piani, uno per ogni condanna possibile. La figura scendeva le scale verso il 3° livello delle prigioni dove erano ospitati i condannati alla D'tall, lui che fino a qualche tempo prima era il sovrano del regno, il giudice dei condannati, stava per emanare un nuovo tipo di sentenza. Il 3° livello contrariamente ai primi 2 era piuttosto singolare, invece di tante celle con i rispettivi prigionieri, esso consisteva in un unica enorme sala,senza finestre, in cui erano immagazzinati tutti i catalizzatori. Il portone della sala si apri lasciando entrare il sovrano. Egli si diresse lentamente verso i catalizzatori osservandoli uno per uno, "non c'è bisogno di richiamarli tutti" pensò " basteranno quelli giusti". D'un tratto si fermo davanti a un piccolo bracciale di metallo, non sembrava molto pregiato, a prima vista era solo un pezzo di metal ricurvo. Il sovrano allungo una mano per prenderlo ma dopo pochi secondo scoppio una scarica di luce a mezz'aria proprio dove si trovava la sua mano. Il sovrano si allontano di qualche passo osservando la mano fumante con indifferenza, non poteva sentire dolore ormai. Tornò a guardare verso il bracciale riflettendo, " una barriera eh, pensavo che con i suoli fertili ormai corrotti non ci sarebbero stati problemi, evidentemente mi sbagliavo". In effetti se la protezione fosse stata alimentata dai suoli fertili tanto valeva collocare i catalizzatori nel tempio dell'albero della vita. Mentre formulava questi pensieri estrasse con la mano destra la sua spada regale, una solida impugnatura nera faceva da base alla lama. Alzò la spada verso l'altro per caricare il colpo e poi il braccio scatto violentemente verso il bracciale. La barriera rispose automaticamente fermando il colpo a mez'aria. L'aria frizzava per via delle scariche della barriera e tutto intorno a loro si sprigionavano scintille azzurre e nere. Dopo pochi secondi di lotta tuttavia la barriera si spezzò, in un attimo scomparvero le scintille e le scariche, e il silenzio torno nella stanza, come se non fosse mai successo nulla. Il sovrano osservo la lama della sua spada, per niente scalfita ,e si chinò nuovamente per raccogliere il bracciale, ormai senza protezioni. "eccone uno , ne restano quattro". _____________________________________ approfondimenti (*) Un caffettano (dal persiano خفتان, kaftan) è una tunica di cotone o di seta da uomo, lunga fino alle ginocchia, fornita di bottoni sul davanti e con maniche lunghe. I caffettani indossati dai sultani ottomani costituiscono una delle più notevoli collezioni del palazzo di Topkapi a Istanbul. (**) l'hayk è un vestito tradizionale di alcune popolazioni del deserto, un retangolo di cotone di 7 metri da avvolgere intorno alla persona, con gli estremi posti sotto il mento da tenere con le mani (***) Il sari ((साड़ी in hindi) è un tradizionale indumento femminile del subcontinente indiano[1], le cui origini risalgono al 100 a.C., ed è intuibilmente uno dei pochissimi indumenti ad essere stati tramandati per così tanti secoli. Il sari consiste in una larga fascia di stoffa di circa un metro, la cui lunghezza può variare dai quattro ai nove metri, che viene avvolta intorno al corpo dell'indossatrice secondo vari metodi che variano a seconda della sua funzione. Lo stile più comune di indossare il sari consiste nell'avvolgerlo intorno alla vita, con un capo che gira intorno alla spalla lasciando scoperto la cintola.[1] (****) La tagelmust (o, con grafia francese, taguelmoust) è una lunga fascia di cotone, lunga di solito tra i 3 e i 5 metri, ma che può arrivare anche a 10 metri, tinta di indaco ed avvolta sul capo e sul viso dei Tuareg in modo da formare al contempo un turbante ed un velo che copre il volto lasciando libera solo una fessura per gli occhi. È il copricapo tradizionale degli uomini presso i Tuareg, ma all'occasione può essere indossato anche da altre popolazioni. In tempi recenti si è preso ad usare anche tigelmas (plurale di tagelmust) di diversi colori, ma quelle tinte di indaco vengono riservate per le grandi occasioni.( fonte wikipedia ) cap 3 online http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=415538&i=1 Questo messaggio è stato modificato. Ultima modifica da: darkfrance, |
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WOW
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piaciuto?
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si, molto.
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carino dark non ti facevo scrittorexD
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sai che senza che melo aspettassi mi sta venendo in mente tutto un possibile proseguimento x la storia?XD XD
quasi quasi provo a scriverlo |
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davvero bella complimenti francy ^^
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nuovo capitolo nel primo post
commepntate please Questo messaggio è stato modificato. Ultima modifica da: darkfrance, |
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wow sempre più bello!
continua così francy ^^ |
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ave grande dark XD
poi lo manderemo alla ubi per farle fare un altro DLC... |
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preferirei fare un gico normale, il dlc non mi è piaciuto molto, sia perche uso un PC sia per come va a finire
prox cap working progress |
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davvero molto bello continua continuaXD
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Cap 2. Visioni e Separazioni
Erano ormai arrivati alla città, mura di pietra circondavano le case tutt'intorno a essa. Entrarono senza difficolta attraverso una delle porte e si ritrovarono in una piazza adibita al mercato. I raggi del sole si affievolivano piano piano lasciando spazio alle tenebre e tutti i cittadini si preparavano a fare ritorno alle loro dimore. “bene ce l'abbiamo fatta, siamo a sunsurk” disse lui soddisfatto. “sunsurk? È il nome della città?” domando elika. “si ,significa “pietra grezza” infatti come vedi le pietre che la compongono non sono molto lavorate”disse lui. Elika si guardo intorno e notò che aveva ragione, le pietre delle mura , come quelle delle case, erano lavorate in modo approssimativo, se qualcuno vi fosse finito addosso bruscamente, quasi sicuramente si sarebbe tagliato. Questo accadeva perché le rocce dell'area circostante erano poco adatte a essere lavorate, cosi se ne prendevano pezzi medio piccoli per usarli come materiale da costruzione, impastandoli con altro materiale. Le pareti erano formate da una mescolanza di queste pietre con una sostanza grigio scuro che le rendeva solide. “meglio se troviamo una locanda per la notte, non ho proprio voglia di dormire all'addiaccio.” disse lui. Iniziarono a girare per le vie della città, passando tra bancarelle dei negozi, vicoli delle strade piene di polvere, elika fissava tutto il posto con estrema attenzione guardandosi intorno cercando di osservare quante più cose possibili, era la prima volta che metteva piede fuori dal suo regno e inoltre vedere tanta vita in un luogo urbano , tante persone tutte insieme che abitavano in un solo posto, le dava un grande senso di nostalgia. La sua mente era ancora immersa in questi pensieri quando... “Eccoci qua”. Disse all'improvviso il principe. Si erano fermati davanti a un edificio di tre piani, fatto in pietra e legno. Accanto all'entrata c'era un insegna con scritto sopra “locanda delle due lune” “io vado a vedere se hanno stanze libere, aspetta qui e tieni d'occhio farah, attenta che non sparisca di nuovo”. Il principe entro dentro l'edificio chiudendo la porta alle sue spalle e elika rimase fuori per qualche minuto. Stava facendo ancora più buio , le strade erano tutte deserte ormai, i mercanti e i cittadini si erano tutti ritirati dentro le loro dimore, dalle loro famiglie. Immediatamente elika si ritrovo a pensare a suo padre e sua madre, ora che li aveva persi entrambi. Lei morta e lui imprigionato assieme ad ahriman... Faceva freddo quella sera. Dopo poco il suo compagno torno fuori, “siamo fortunati hanno delle stanze libere e il prezzo è basso, e qui vicino c'è pure una stalla in cui lasciare gli animali, tu avviati pure dentro, io conduco farah nella stalla.”. Questo la distolse dai suoi pensieri “va bene, quali sono le nostre stanze?” chiese lei avvicinandosi alla porta “quelle in fondo al corridoio , al primo piano, ci sono dei fiori rossi e blu disegnati sulle porte, li riconoscerai subito” “bene, allora a tra poco” disse lei entrando il principe si diresse verso la stalla tirando la sua asina per le briglie, pensando a cosa avrebbero fatto l'indomani. La notte... Elika si trovava da sola in un corridoio, stava correndo, anzi fuggendo, da qualcosa, qualcosa di terribile che la inseguiva. Dei passi pesanti si sentivano dietro di lei , tanto forti da far tremare le pareti e il pavimento, Per terra c'erano vetri rotti di molte finestre che brillavano alla luce della luna. Lei spinse ancora di più con le gambe, accelerando l'andatura e evitando i vari ostacoli lungo il cammino, voltò a destra scendendo delle scale a chiocciola, sentendo tremare i gradini dietro di lei sempre più violentemente. “sta arrivando” pensò mentre finite le scale entrava in un altro corridoio più stretto con delle porte sui lati. Apri una delle porte e vi entrò dentro in un attimo chiudendola alle sue spalle. Era una stanza vuote, piccola e buia ma questo non era importante adesso. Voltatasi rimase a fissare la porta tremante per alcuni secondi, fino a quando il rumore dapprima forse si ridusse pian piano, fino a lasciare solo il silenzio. Si sedette a terra appoggiandosi con la spalle alla porta, riprendendo un po' di fiato. Dopo alcuni minuti si guardo attorno nella piccola stanza, scoprendo che non era più una piccola stanza. Si trovava in un grande salone rettangolare, dalle decorazioni impresse sul pavimento e sul soffitto , il pavimento era in marmo azzurro, lungo le pareti c'erano delle gradi finestre coperte da ampie tende. Al centro della stanza si trovava una serie di dodici colonne disposte a cerchio. Tutto però aveva l'aria di essere abbandonato da tempo, il pavimento era polveroso, le decorazioni rovinate in vari punti e le tende erano piene di buchi e strappi. Ma tutte queste lo aveva notate solo di sfuggita, la sua attenzione era stata rivolta completamente alla creatura da cui stava scappando prima e che ora si trovava al centro della sala e la fissava con attenzione. Non aveva una forma precisa, sembrava una massa informe della corruzione di ahriman. Si stava avvicinando lentamente, lasciando intanto una scia nera sul pavimento dietro di se, a Elika, ancora seduta contro la porta. Tuttavia mentre si avvicinava il suo aspetto mutava lentamente , istante dopo istante , fino a che non aveva assunto le sembianze di una giovane donna di media statura dai capelli lunghi marrone scuro, quasi nero. Elika si alzo in piedi osservando meglio chi aveva di fronte, non sapeva perché, ma quella postura, quei capelli , le davano una sensazione... “familiare”..... Erano ormai a meno di un metro di distanza, elika poteva vedere chiaramente i lineamenti del viso. Era diversa dai corrotti che aveva conosciuto, aveva un aria più curata, precisa, non rozza come loro. “ma tu...” inizio la principessa a bassa voce quando si senti stringere violentemente il collo dalle mani della donna, cercò di lottare ma la sua presa era troppo forte, uso istintivamente il potere di ohrmazd ma la situazione non cambiò. Piano piano si sentiva più debole, la testa si faceva pesante e la vista annebbiata. Poi, il buio.......... Elika si sveglio di soprassalto nella sua stanza, era ancora notte, stava sudando e respirava affannosamente, si guardo intorno ancora sconvolta e disorientata, dopo pochi minuti capi che aveva fatto un brutto sogno. Cerco di ricordare cosa mai la potesse avere spaventata cosi tanto, ma non ci riusci. Si sentiva avvolta da una sensazione di freddo come mai aveva provato in vita sua, cosa mai poteva aver sognato di tanto terribile da farla sentire cosi, si chiese Dopo vari minuti anche se cercava intensamente di ricordare non le veniva nulla in mente, il sogno era sparito cosi come era venuto. Rassegnata cercò di riaddormentarsi con mille dubbi che si formavano nella sua mente. Era sorto un nuovo giorno, elika stava alla finestra osservando la città che piano piano riprendeva la sua solita vita, la locanda in cui avevano dormito si trovava in una zona rialzata, grazie a questo si poteva ammirare nel panorama, una buona parte della città “buongiorno, dormito bene?” disse una voce allegra vicino a lei. Elika si voltò ma non c'era nessun'altra nella stanza e la porta che dava al corridoio era ancora chiusa. “ma dove sei?” chiese lei “qua” rispose divertito e la figura del principe si sporse a testa in giù dal bordo superiore della finestra. “ma cosa fai?” “oh niente facevo solo un giretto nei dintorni”. “e usare le scale come fanno tutti no?”. “ le scale non portano dove voglio arrivare io”. “capisco, la gente ancora mezzo addormentata è più facile da derubare vero?” “esatto, e poi chi dorme non piglia pesci” disse scendendo, e appoggiandosi al cornicione della finestra della camera di elika. “e adesso?”chiese lui?. “adesso... possiamo separarci”. “cosa?” fece lui stupito, poteva reggersi su un cornicione anche con ù una mano sola senza vacillare ma quelle parole riuscirono a scalfire il suo equilibrio. “si, ora che ahriman è nuovamente rinchiuso e che tutto è tranquillo possiamo anche separarci, dopotutto è per evitare che il mondo finisse che mi hai aiutato, no?” lui non rispose subito, incerto su cosa dire. “ beh si, è quello che ho detto.....” ammise lui, “ ma tu pensi di farcela da sola?, non sei mai stata nel mondo esterno ,o mi sbaglio, principessa?”. “è vero , ma me la caverò, non preoccuparti”. “sicura? La prossima volta potrebbe non capitarti di trovare un altro bel giovane che ti aiuti”. “guarda che ti ho salvato molte più volte io la vita che non tu” ribatte lei. “oh, giusto, è vero”ammise. Calò il silenzio per qualche minuto. “sei proprio decisa?”. “ho un compito che devo assolvere, devo riportare la mia gente nel mio regno, in qualche modo” lui scese dal cornicione e rimase a fissarla per qualche minuto, poi estrasse dalle sue tasche una bisaccia contenente delle monete d'oro. “ecco tieni, ti serviranno” disse porgendole il denaro. “soldi?”. “si, non puoi mica andare in giro al verde”. “grazie, per questo e per avermi aiutata contro ahriman, forse ci rivedremo ancora” “magari in circostanze più normali” aggiunse lui “forse, che ohrmazd sia con te” fini lei e usci dalla stanza. Più tardi..... Il principe camminava lungo le vie della città, aveva deciso di andare al mercato a comprare qualcosa per affilare la sua lama, logorata dopo tutte le botte date ai soldati di ahriman, e a rifornirsi un po' di provviste. Lungo la strada osservava distrattamente le persone che si muovevano intorno a lui. Tuttavia se solitamente si guardava intorno in cerca di belle ragazze o di facili prede da borseggiare, quella mattina era immerso nei suoi pensieri e le altre persone quasi non esistevano per lui. Non aveva previsto uno sviluppo cosi con elika, certo non vedeva l'ora di tornare alla sua “normale” vita, ma allo stesso tempo si era abituato ad avere la presenza di lei accanto a se. Era strano, non gli era mai capitato con nessun altro compagno di viaggio, di solito i volti dei compagni di viaggio scomparivano rapidamente dalla sua mente una volta che le loro strade si erano divise, invece quello di elika continuava a rimanere. D'istinto girò a destra uscendo dalla strada maestra e prendendo la via per il mercato principale, era il momento di spendere un po' del bottino che da tanto giaceva nel suo bagaglio. Nella strada stavano giocando alcuni bambini, dovevano essere piuttosto poveri a giudicare dai loro vestiti sporchi e logori, uno di loro con una veste grigia aveva in mano un sacchetto e gli altri lo rincorrevano, il principe non ci avrebbe fatto troppo caso se il bambino correndo non gli fosse venuto a dosso, urtandolo. “ehi sta più attento” gli disse, ma il piccolo era gia corso via con i suoi compagni alle calcagna. Riprese a camminare lungo la strada, decidendo cosa avrebbe fatto nei giorni successivi, sarebbe rimasto in quella citta per qualche giorno, poi si sarebbe diretto verso mahn-usk una citta poco distante. Personalmente non aveva interessi nell'andare in quella citta, non c'erano ne buone locande ne posti interessanti o belle donne, però era la citta più vicina che aveva un porto e quindi la via più breve per arrivare a jiamat. “jiamat quella si che è una vera citta” pensò. Era una delle citta più grandi che avesse mai visitato, una volta aveva provato a scalarne il punto più alto per vedere il panorama e non era riuscito nemmeno a vedere le mura che delimitavano la citta. I mercati poi, c'e ne erano almeno sette, e ognuno con merci diverse tra loro, questo grazie anche alla posizione geografica della citta e alla sua importanza. Anche se la maggior parte dei suoi pensieri si spostò verso shazad la proprietaria del bordello locale, e verso le notti avevano passato insieme, era una donna molto costosa, ma per quello che sapeva fare valeva tutti i soldi richiesti. Era arrivato al mercato, si guardo intorno per trovare le bancarelle con i cibi da viaggio, a lunga conservazione, come la carne salata. Dopo aver contrattato con il mercante il prezzo della carne di maiale che stava comprando fece per prendere la bisaccia in cui teneva i soldi dalle tasce interne del vestito. Solo che le tasche erano vuote. D'istinto comincio a frugarsi in cerca della bisaccia, forse l'aveva spostata in un altra tasca senza accorgersene. Passarono alcuni minuti ma niente, non aveva più la bisaccia con se, eppure ricordava distintamente di averla presa con se prima di lasciare la locanda. “se non hai di che pagare allora vai via!, ho altri clienti che aspettano” lo interruppe il mercante dai suoi pensieri, spingendolo via dalla sua bancarella. Si allontano un poco e inizio a rifare la stessa strada dell'andata all'inverso, forse aveva perso la bisaccia mentre camminava e tornando sui suoi passi l'avrebbe ritrovata, anche se non nutriva molte speranze in questa possibilita. Mentre si domandava come aveva fatto a non accorgersene, era arrivato nella strada dove i bambini giocavano a rincorrersi, erano ancora li e il ragazzo vestito di grigio stava ancora correndo, andando sempre addosso a delle persone, quasi a farlo apposta. “dovrebbe fare più attenzione, se fa ...”. Si fermo a meta di questo pensiero perche un altro ne aveva preso il posto ed era molto più urgente “ehi ragazzino” disse facendosi sentire. I piccoli e qualche passante si fermarono a guardarlo. “tu con la veste grigia, vieni un attimo qui” disse, facendogli cenno con la mano. Questi lo fisso per alcuni secondi, con uno sguardo indecifrabile, poi la sua espressione mutò in un attimo e di scatto inizio a correre via lungo la strada, più veloce che poteva. “LO SAPEVO!” disse tra se e se il principe, rincorrendo il piccolo ladruncolo. “dannazzione!, io sono un professionista, ho predato tombe, templi e palazzi e altro ancora, come ho fatto a farmi fregare da un moccioso di strada qualsiasi!” Era quasi più arrabbiato verso se stesso che verso il ragazzino, non gli era mai capitato di farsi fregare cosi facilmente. il piccolo correva veloce sgusciando tra le persone della strada, aveva tagliato dalle vie secondarie in cui erano, per immettersi in quelle principali, più affollate e quindi con più possibilita di fuggire. Purtroppo per lui anche il suo inseguitore conosceva bene quelle vie, quindi non era difficile per lui stargli dietro, quanto alla folla,la sue esperienza e la sua agilita gli consentivano di non restare affatto indietro, anzi , minuto dopo minuto accoricava la distanza tra di loro. “non ti lascero scappare!”disse tra se. |
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bella storia
però elika se ne va ancora XD |
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eh lo so però nn c'era motivo x restare insieme,
se la storia piace, xke nn la fate girare tra gli altri appassionati di pop? potrebbe diventare una cosa molto seguita |
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a quando il prossimo capitolo?xD
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capitolo 3 online
link http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=415538&i=1 buona lettura e commentateXD |
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la storia va avanti molto bene complimenti
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fico anche questo capitolo
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