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Ho appena finito POP4 (inventato da me).
Chi ha già letto gli altri capitoli nel precednte topic sa già che la mia storia presenta le Sabbie del Tempo. Leggete! Prologo Diario di viaggio del dott. J. Spoon 20 Maggio 2005 Sono in Siria da più di una settimana. Qui il caldo già raggiunge i 40˚ e ad abbronzarsi non ci vuole niente. Dopo tanti giorni di scavi sembra che finalmente abbiamo trovato qualcosa dentro una caverna appena scoperta! 21 Maggio 2005 Dopo una dura notte di lavori e scavi abbiamo trovato una strana clessidra contenente una Sabbia particolare che illumina la caverna a giorno... mai visto nulla di così stupendo! Ancora non riesco a definirne il periodo storico a cui appartenga, anche se a una prima occhiata sembra opera di civiltà Persiane se non ancora prima... 22 Maggio 2005 Ore 16.00, ora locale Italiana. Finalmente con l'aiuto di più di dodici persone siamo riusciti a portare alla luce il reperto. Non ho avuto tempo di studiarlo, ho l'impressione che le Sabbie abbiano un ché di strano che non riesco ancora a definire, per studiarle dovrei praticare delicati lavori sul vetro della Clessidra. 24 Maggio 2005 Dopo giorni di studi ho scoperto che la Clessidra sia stata costruita in un periodo ancora più remoto alle civiltà Egizie, Inca e Azteche... mai visto nulla di simile! Molto difficile, invece, studiare le Sabbie racchiuse all'interno: abbiamo provato in tutti i modi a praticare fori nel vetro... ma niente. Sembra resistere persino all'artiglieria pesante! Domani partirò per l'Italia, e porterò questo "monumento" agli esperti della scientifica, sempre che ci capiscano qualcosa... 24 Maggio 2005 Ore 23.30, ora locale Italiana. Siamo appena stati vittime di un agguato: la guardia di ronda è stata da poco aggredita, dice di non ricordare nulla a parte due occhi rossi come il fuoco. Il fatto più strano è che le Sabbie e la clessidra sono scomparse: addio scoperta del secolo! Spero di non ritrovarmi in una brutta situazione... 26 Maggio 2005 Oggi un nostro esperto è morto. Credo che centri qualcosa la scomparsa delle Sabbie! Devo riuscire a tornare a casa. 2 Giugno 2005 Altro che casa: siamo rimasti solo in tre. Tutti gli altri sono morti a causa di una malattia sconosciuta al dottore (anch'esso morto in campo di battaglia) che ci aveva accompagnato! 4 Giugno 2005 Sono morti tutti!!! Sono rimasto solo senza provviste. Comunque, prima di morire, i due si sono trasformati in una sottospecie di mostri... non sono riusciti a completare la trasformazione e sono morti. Io ho già la febbre. Dopo queste ultime righe il dott. J. Spoon non scrisse più nulla: i locali del posto dicono di averlo visto morire nella caverna dove furono trovate le Sabbie, ma altri dicono che durante la notte si aggira per i deserti in cerca di cibo! L'inizio di tutto Era un caldo giorno di Aprile, a scuola cominciava a farsi sentire la solita aria viziata delle aule occupate dagli alunni della scuola media. In quel giorno la 3˚M, la mia classe, era in un momento culminante dell'ora di supplenza di matematica: chi si azzuffava a corpa, chi saltava per i banchi, chi sfotteva il prof. di Religione venuto, per sua disgrazia, nella nostra aula. Io? Bè, io ero tranquillamente seduto nel mio banco cercando di ignorare le penne e i borsellini e le scarpe e i pezzi di gesso che avevano, misteriosamente, ricevuto il dono di volare da un angolo all'altro dell'aula... D'altro canto la 3˚M era conosciuta solo per gli elementi bastardi che componevano l'1% della classe, naturalmente la mia classe era anche conosciuta per aver spedito al manicomio oltre una dozzina di professori venuti a fare supplenza! Ritornando a me, vi posso semplicemente dire che la mia vita è una continua catena di... epiteti lanciati dall'1% della classe, brutte figure e... così tante di quelle cose che non mi basterebbe tutta la vita per elencarvele, e poi penso che non ve ne stà fregando niente. Comunque, visto il burdello che c'era, decisi di rifugiarmi fuori dall'aula e evitare quel campo di battaglia per almeno un'ora! Cominciai a camminare a passo malinconico per il corridoio del primo piano prendendo la parte più lunga in modo da passare d'avanti alla 2˚N e poi dirigermi direttamente fuori nel cortile per un attimo di pace e riposo. Scesi, così, le scale e appena arrivato al piano terra mi trovai la classe 2˚N, proprio di fronte, che ovviamente era chiusa. Continuai a camminare finché non giunsi fuori in un'enorme spiazzale che componeva il cortile di mattonelle dove facevamo ricreazione. Appena fuori mi appoggiai al muro dove era stato attaccato un canestro... fu qui che iniziò tutto. Davanti a me si creò un varco di luce, una luce ancora più calda e splendente del Sole stesso, si faceva più fatica a cercare di guardarla, ma a un certo momento ecco spuntare una forma esile dai capelli neri, il vestito di lino più che bianco e le bordature delle maniche dorate. Era spettacolarmente affascinante. All'inizio cominciai a sentire degli strani suoni, una confusione di voci femminili, poi, man mano che il varco si chiudeva e la ragazza diventava più visibile, cominciai a comprendere... "... Tempo, sono venuta per dirti che ti è stato affidato un ..." "Un... cosa? Credo di non aver capito!" non avendo sentito le prime parole e le ultime, non capì! "Tu sei il prescelto, la tua famiglia discende da una dinastia nobile... Di questa dinastia il secondo figlio è stato colui che ha compiuto imprese più grandi di se stesso. Le leggende, che sono pura realtà, narrano di un Principe persiano coraggioso, che ha viaggiato per terre e per mari affrontando il Tempo, la morte, il suo lato oscuro riuscendo più volte a cambiare il proprio destino salvando la vita di molte persone e la sua! "Non... non è possibile ti sbagli: sono solo un ragazzo alto sul metro e sessantacinque, capelli biondi e... basta! Non posso essere il pro-pro-pro nipote, o che so io, di un Principe!" "Vedi" – continuò con la stessa voce suadente di prima – "questo Principe, liberò le Sabbie del Tempo contenute dentro una clessidra. Grazie a queste lui poteva controllare il tempo tornando indietro evitando la morte e rallentarlo!" "Dopo anni di sofferenze, riuscimmo a sbarazzarci di queste Sabbie"- e intanto delle immagini correvano avanti e indietro come un vecchio film, dove si vedevano le gesta di questo coraggioso Principe – "Ma un anno fa, un archeologo trovò queste Sabbie dentro una grotta Sacra, e il Guardiano delle Sabbie, per punirlo, le distrusse provocando la fine del mondo..." "Cosa c'entro io con tutto questo?" "Tu sei l'ultimo discendente della dinastia Sacra, e le leggende dicono che se le Sabbie vengono liberate dallo stesso guardiano, solo il diretto discendente di chi le ha scoperte per primo può imprigionarle e evitare così la fine del mondo. La scelta è tua mio Principe, se accetti, onore e gloria ti attendono alla fine di questa avventura, ma se rifiuti o fallisci le Sabbie trasformeranno il mondo intero in foreste e mostri." Questa si che era bella: mi ritrovo al cospetto di una dolce signora che mi imponeva la più... impossibile delle imprese, inoltre mi ritrovavo ad essere il cuginetto di un coraggioso Principe che non aveva altro a che fare che liberare "un mistico potere" capace di permettere all'uomo di controllare il Tempo e allo stesso momento di mandare a puttane il mondo senza avere nemmeno la possibilità di dire "pio". Non sapevo come reagire, era un compito troppo importante e pericoloso, accettando il mondo sarebbe caduto in rovina ancor prima che avessi provato a salvarlo, rifiutando rischiavo di dare la possibilità al mondo intero di essere... distrutto... "Accetto" dissi con un filo di voce soffocato. "Bene; ti dono il Pugnale del Tempo, le Sacre Spade: la Spada dell'Aquila, la Spada del Ragno, la Spada del Serpente, la Spada del Leone, la Spada dello Scorpione e infine la Spada dell'Acqua. Inoltre un arco con cinquanta frecce. Questo è tutto l'aiuto di cui avrai bisogno, con il Pugnale controllerai il Tempo e tutte le cose che ti ho dato vi proteggeranno dalle Sabbie." Aveva detto "vi proteggeranno" allora forse dopotutto non ero solo e avevo la possibilità di salvare alcune persone. "Ricorda, hai due settimane di tempo per andare in Siria, sacrificare il Guardiano e rinchiudere le Sabbie nel Pugnale" "Un'altra cosa, stai attento perché dentro di tè bruciano da tempo grandi poteri che non devono essere mai liberati, ricorda: il fuoco è simbolo di potere e violenza" Detto ciò cominciò a sparire in una nuvola di fumo giallo fosforescente dicendo: "Buona fortuna mio Principe, ne avrai bisogno" Non avevo ben capito quel fatto del fuoco... e mi preoccupavo. "Bene Antonio, gli dei ti hanno accontentato, volevi l'avventura? Eccotela servita su un piatto d'argento!" ragionai tra me e me ripensando a quante volte avevo pregato che la mia vita fosse stata un tantino più... bella. I primi effetti Ancora non riuscivo a rendermi conto di ciò che avevo in mio potere: potevo controllare il tempo a mio piacere, possedevo armi e capacità sovrannaturali... il mio sogno si stava realizzando. Ma non mi rendevo nemmeno conto che avrei passato enormi guai e insidie tali che se ne fossi stato al corrente, ci avrei pensato due volte prima di accettare. Eccitato all'idea di dover salvare il mondo, presi le armi e cominciai a incamminarmi verso l'entrata del corridoio da cui ero uscito prima. Appena dentro sentì un enorme ruggito, mi voltai e con grande stupore vidi un enorme e rognoso cane, con delle spine nella schiena, dietro di me. Mi guardava, ci guardammo negli occhi per secondi interminabili: era come se in quell'istante esistevamo solo noi due, era una questione tra me e lui, tra l'uomo e l'animale. Da quel momento capì che non si deve mai guardare un cane del genere negli occhi, perché per lui è segno di sfida... è come dire a un leone di combattere: le possibilità di essere trasformato in una polpetta salgono radicalmente in poco tempo. Quel momento, purtroppo, terminò quasi subito: cominciai a correre con lui alle spalle, il cuore mi batteva più di un tamburo: avevo la sensazione che mi avrebbe preso subito... ma non fu così. Appena mi trovai di fronte la 2˚N, aprì la porta ed entrai chiudendomela alle spalle. Tutti mi guardarono sorpresi, qualcuno sussultò e altri si misero a fare commenti sarcastici; sorrisi loro come per dire "Scusate"... Dopo di ché poggiai le spade in un angolo e presi la Spada dello Scorpione. Anche se con la porta chiusa si capiva chiaramente che il cagnone stava arrivando di gran corsa, quando ti fissi su una preda puoi benissimo prevedere le sue mosse, è come se tu fossi dentro di lui e già conosci i suoi pensieri. Durante il contatto visivo era come se lui mi avesse letto nel pensiero, sapeva che sarei dovuto andare, indipendentemente dalla fuga, in 2˚N. Mi preparai, feci cenno ai ragazzi e alla professoressa di stare zitti: alcuni protestavano insultandomi e altri facendo domande a raffica, poi riuscì a calmarli... Tutto era calma, pochi secondi e il cagnone spuntò da dietro la porta sfondandola: mi balzò addosso, ma con enorme velocità alzai la spada e gli bucai letteralmente lo stomaco. Cadde a terra inerte, il sangue ricopriva il pavimento e le viscere erano sparse un po' qua e la. D'improvviso il cagnone scomparve insieme a tutte le altre schifezze, restarono solo le Sabbie di cui era composto che vennero assorbite dal Pugnale del Tempo. Mi appoggiai al termosifone dell'aula e trassi un sospiro di sollievo, mi chiedevo cosa mi sarebbe aspettato fuori di lì se già un cane era stato trasformato: avevo la sensazione che non mancavano due settimane alla fine di tutto, e in fondo non ci speravo. Tutti applaudirono e urlarono, erano increduli e alcuni rimasero scioccati... la professoressa dell'ora stava per farsi venire un colpo. "Mi deve scusare per aver interrotto la sua "interessantissima" lezione professoressa, ma... vede, siamo di fronte a un grosso pericolo e..." non avevo tutto il tempo per raccontarle quello che era successo fuori, così chiamai le ragazze che volevo salvare dalla fine del mondo. "Un giorno le spiegherò tutto, ma fra meno di due settimane avrà la possibilità di capire. Giulia e MariaGiulia, da questo momento, fino alla fine di tutto, voi resterete con me. È una questione di vita o di morte, vedrete che mi ringrazierete... un giorno." Accettarono, uscimmo dall'aula... nessuno si era azzardato a dire una parola, nessuno capiva cosa stava facendo veramente in quel momento, sapevamo solo che stavamo camminando... Diedi loro l'arco e la spada del Serpente. Salimmo al primo piano e entrammo nella mia aula, quello che trovammo era indescrivibilmente impossibile e astrusamente incredibile: le condizioni erano peggiorate da quando l'avevo lasciata; la lavagna era a pezzi, la cattedra buttata a terra e i banchi erano buttati a terra in fondo all'aula. Dietro queste due barriere c'erano da un lato i maschi e dall'altro le femmine, ma la cosa più assurda era che il professore non c'era e non volavano più matite o borsellini: volava di tutto, dalle scarpe alle calzette, dalle penne ai pezzi di gesso... era peggio di una trincea durante la seconda guerra mondiale, i campi minati non erano niente in confronto a quel massacro! Le ragazze che erano con me inarcarono un sopracciglio e si guardarono stranizzate. "Credo che la pazzia di questa classe abbia raggiunto il culmine: il vicepreside sospenderà tutta la classe fino ai prossimi duemila anni..." disse Giulia. "Fortuna che questo non accadrà, non arriverà a farlo" Presi fiato e attaccai a urlare con tutto il fiato che avevo in corpo, quando riuscì ad attirare l'attenzione erano già arrivati vicepreside e professore. "Siamo nella merda" disse un mio compagno con gli occhi sbarrati, non fecero caso a noi. "Mi scusi professore, mi lasci fare una cosa e poi potrà punire chi davvero merita di essere punito, anche se credo che per oggi non riuscirà a fare nulla" Chiamai Andrea, Damian e Ivano (Ivo), e diedi loro le tre spade rimanenti. "Prego professore, può continuare" "Dove state andando?" "Siamo in grave pericolo, tutto il mondo potrebbe risentirne, le consiglio, per questa vita, di lasciare perdere..." nessuno capiva cosa volevo dire. Il problema era che le Sabbie erano arrivate dentro la scuola e presto tutto si sarebbe trasformato, ma forse, era ancora troppo presto per dire l'ultima parola. Uscimmo dall'aula e cominciammo a correre verso l'uscita della scuola, il vicepreside che continuava chiamarci... non gli diedimo ascolto, avevamo troppo poco tempo! "Dobbiamo andare a casa mia, li saremo più al sicuro" "Ma che sta succedendo?" chiese Ivo "Ve lo spiegherò appena arrivati, per ora dobbiamo solo pensare a correre, non voltatevi... potreste pentirvene" Tutta la scuola si stava deformando e dalla struttura cominciavano a uscire ragazzi indemoniati. Ci guardammo preoccupati. "Cazzo, questa è bella!" disse Damian con stupore e eccitazione. Un carro, con cavalli attaccati d'avanti, era appena spuntato sotto i nostri occhi, lo prendemmo e corremmo verso casa: c'erano persone trasformate dappertutto, le case stavano prendendo la forma di edifici antichi più di duemila anni! Appena arrivati a casa ci buttammo tutti in svariati letti. Ci riposammo qualche ora e organizzammo la casa come meglio potevamo: i miei, come prevedevo, non c'erano erano tutti quanti a lavoro, mio frate a una gita... e mia era ad Enna. Ancora ripensavo a ciò che aveva detto l'Imperatrice riguardo al fuoco, non riuscivo a capirci niente, ma dopo successe l'incredibile. "...il fuoco è simbolo di potere e violenza..." Al momento di pranzare, tutti erano indaffarati a sistemare le armi come meglio potevano: Giulia si allenava con l'arco tirando le frecce contro un poster di Tomb Raider Legend; aveva deciso che la testa era il bersaglio principale... forse le stava antipatica, o per un motivo o per un altro. La lasciai fare dato che di poster come quello ne avevo a dozzine! Il resto della squadra si allenava in veri e propri combattimenti con le spade, qualcuno ne uscì addirittura con qualche ferita. Io e MariaGiulia, invece, decidemmo di allenarci... a preparare qualcosa da mangiare! "Pasta con la salsa o pasta con la panna? Questo è il dilemma!" disse presentandomi due barattolini con panna e salsa. Sorrisi... in fondo era simpatica. Sparsi la voce e alla fine la salsa vinse. "Cosa succede?" mi chiese preoccupata. "Vi spiegherò tutto a tavola, adesso preferisco non pensare a questo" - non avevo voglia di parlare delle Sabbie del Tempo, non adesso. Accesi un fiammifero per cucinare la pasta... ma successe qualcosa di cui ancora oggi ne porto i segni, segni fisici e morali... ma soprattutto morali. Nell'accendere il gas mi bruciai il dito e... puff, l'inferno. Il braccio sinistro cominciò a bruciare come un fuoco eterno, urlai di dolore ma ancora non avevo visto niente: la pelle cambiò di colore diventando nera e spuntarono delle strisce rosse e ricurve su tutto il braccio fino alla spalla... tutto bruciava e il peggio avvenne dopo. Nel braccio cominciarono ad aprirsi ferite profonde e da lì spuntò una serie di spuntoni che si rivelarono una catena d'acciaio infilzata nella pelle. Il dolore era atroce, non potevo andare dal dottore, l'unico ospedale con dottori e infermieri competenti era a Catania: trenta chilometri di distanza da casa! Tutti accorsero al suono delle mie urla, io ero disteso a terra in un mare di sangue che aveva già ricoperto un quarto delle mattonelle che componevano il pavimento della cucina. Appena il dolore calmò quel tanto che bastava per riuscire a respirare, mi alzai e mi diressi in bagno, tutti mi seguirono a ruota preoccupati. Presi il disinfettante e lo buttai tutto nel braccio ferito: riprese a bruciarmi peggio di prima, cercai di trattenere le lacrime che volevano uscire e ci riuscì. Non piansi, da quel momento non piansi mai più, neppure quando pensavo che tutto sarebbe andato perduto... non piansi mai più, scordai per sempre quella forma di sfogo. "Tutto bene?" chiesero tesi più di me. Non potrò mai dimenticare, di quanto furono in quel momento utili le persone che mi stavano accanto, finalmente, per la prima volta, non mi sentivo più solo. "Si, adesso va meglio" Presi un rotolo di carta igienica e ne feci una garza per tamponare quel po' di sangue che di tanto in tanto usciva dalle ferite. Quel pomeriggio non mangiammo, eravamo tutti un po' disorientati per ciò che mi era successo... era evidente che pensavano a cosa avrebbero fatto loro se fosse capitato a uno di loro. Poverini ancora non avevano visto niente. Per tutta la durata del pomeriggio ebbi fitte su ogni angolo del braccio... mi faceva male e per quanta carta ceravo di mettere era inutile: la catena non la faceva durare a lungo. Adesso capivo cosa voleva dire l'Imperatrice: toccando il fuoco ho provocato dolore a me stesso e alla mia squadra. Speravo solo di non possedere altri poteri del genere, non sarei potuto resistere, mi domandavo quando sarebbe finito tutto questo casino: ancora non avevamo iniziato e già non vedevamo l'ora che finisse... un po' come la scuola. Il momento delle spiegazioni Si fece sera, mangiammo in silenzio ascoltando di tanto in tanto il telegiornale per vedere se era successo qualcosa in collegamento alle Sabbie... ma fortunatamente non ci arrivò nessuna notizia. "Bene, miei carissimi amici, siamo riuniti tutti qui in questo tavolo perché stanno per accadere cose che nessuno si sarebbe aspettato: questa mattina ho ricevuto la visita di colei che controlla il Tempo; ci è stato affidato un importante compito che dovremo cercare, a tutti i costi, di portare a termine nel migliore dei modi e il più in fretta possibile!" spiegai loro cercando di muovere il braccio incatenato che a ogni movimento faceva male. "Di cosa si tratta?" chiese Andrea poco convinto. "Un anno fa un archeologo trovò le Sabbie del Tempo, capaci di dare all'uomo la possibilità di manipolare il tempo a proprio piacere, questo potere non veniva scatenato da molti secoli..." "Vorresti dire che sono già state liberate una volta?" chiese Ivano. "Ehm... si. Comunque, il guardiano delle Sabbie decide di castigarlo distruggendo la clessidra in cui erano messe e ora queste vagano da un anno per il mondo e fra meno di due settimane il mondo rischia di finire!" dissi con una certa naturalezza nella voce. "E noi che c'entriamo?" "Voi niente, ma io si, essendo l'ultimo discendente di questo Principe, sembra che sia il solo che possa evitare la fine del mondo! L'Imperatrice del Tempo mi ha permesso di salvare alcune persone e... eccoci qua!" Si, fu così che lo dissi, tutti parvero preoccupati, ma in effetti in ognuno di loro brillava una luce particolare nei loro occhi: forse anche loro erano curiosi di sapere come sarebbe finita davvero quest'avventura! "Due domande, mio Principe: a cosa ci servono tutte queste armi e come facciamo a evitare un disastro del genere? Cioè, mi sembra che questa Imperatrice ti abbia avvertito un anno troppo tardi!" ragionò Damian. "Allora: le Spade e l'arco ci proteggeranno dalle Sabbie e, io, con il mio Pugnale del Tempo sarò capace di manipolare quest'ultimo a mio piacimento, o almeno, così sembra... ancora non l'ho provato! Per il secondo quesito, l'Imperatrice dice che dovremo andare in Siria, cercare il Guardiano delle Sabbie del Tempo e rinchiudere le Sabbie dentro il Pugnale tramite un sacrificio da parte del Guardiano!" "Interessante... no, dico davvero... non potevamo sperare in una situazione migliore di questa, eppure credo che ci manchi l'aiuto di cui abbiamo veramente bisogno, cioè non si può uccidere una sorta di divinità venuta da chissà quale inferno!" disse Damian. "Ti assicuro, invece, che avremo molto più aiuto di quanto tu non pensi..." dissi rassicurando gli altri che aspettavano una risposta a quell'affermazione. "Allora: ci state?" Silenzio perfetto, se fosse venuto un professore in quel momento per lui sarebbe stato come entrare in paradiso! Passò qualche minuto, qualcuno ragionò a voce alta sulle possibilità di sopravvivenza che avevamo, altri si consultavano e altri ancora pensavano nelle loro menti. "Si!" dissero all'unisono. "Bene, ecco quello che faremo domani: torneremo a scuola per vedere come stanno le cose dopodiché, se tutto sarà normale e non ci saranno problemi, partiremo per la Siria e... poi si vedrà." "E come facciamo ad andare in Siria?" "Questo è un problema secondario, possiamo anche costruirci una zattera e partire... scherzo!" "Comunque, appena arrivati in Siria dovremo cercare la grotta in cui le Sabbie sono state trovate, appena arrivati li..." "Ma siamo veramente sicuri che queste cose funzionano?! Cioè, le probabilità che ci spunti una catena anche a noi quante sono?" chiese Andrea. Riflettei un attimo: Andrea era quello che riusciva a creare problemi là dove non cen'erano, le domande che faceva ti portavano a riflettere, le sue discussioni... tutto; tutto ciò che lui ti chiedeva per tè poteva diventare un problema così grande che talvolta non potevi nemmeno trovare una risposta o viceversa... ma non sempre. "Ti assicuro che non succederà niente a voi: essendo, io, il cugino di un Principe infettato dalle Sabbie del Tempo, sono l'unico a essere veramente a rischio, anche se ho il Pugnale e cose varie che mi proteggono. Il Principe è stato infettato perché era senza protezione, e così ha tramandato questo carattere a me saltando tutti gli altri." "Bene... suggerisco di riposarci, domani ci attende una giornata lunga" Tutti si alzarono e andarono nelle rispettive stanze, io restai in cucina... sbarazzai il tavolo e presi a riflettere sulla situazione. Mi sedetti su una sedia, non avevo sonno eppure ebbi l'impressione che il sonno volesse portarmi con se. Sentì un tonfo, mi svegliai di soprassalto e presi il Pugnale del Tempo in mano... "Ah, sei tu! Problemi di sonno?" chiesi a MariaGiulia che fece accidentalmente cadere una bottiglia piena di acqua. "E tu?" "Figuriamoci se riesco a dormire con questa cosa che ogni secondo fa male come un morso di un cane" "Senti, cosa ne pensi di questa missione?" mi chiese come in attesa della risposta alla domanda più importante che ci si possa porre nella vita! "Niente, non penso niente, non provo niente... so solo che questa mattina ero solo un ragazzo e ora sono il cugino di un Principe Persiano che ha liberato un grande potere... Non lo so, mi sento insensibile a tutto... non vedo l'ora di finirla, in fondo credo che mi sarete di aiuto. Ci guardammo negli occhi per qualche secondo: ebbi la stessa sensazione di quando guardai il cagnone a scuola, solo io e lei in questo mondo schifoso che non conosce più il significato della parola amore. MariaGiulia: ragazza tredicenne conosciuta quattro anni fa per sbaglio a causa di un tre scambiato al posto di uno zero... quando si dice la fortuna. Era strano, ma di quella missione in fondo non me ne importava niente, mi interessava salvare coloro che volevo vivi per tutto il resto della mia vita. Continuavamo a guardarci, era strano, particolare... era bello. "Sarà meglio che torni a letto, domani sarà dura" disse imbarazzata con la faccia rossa come un pomodoro."Già, credo che anch'io proverò a dormire" L˜ imprevisto Ci svegliammo di buon umore, mangiammo qualcosa per svegliarci... I miei erano tornati, sembravano stupiti che ci fossero stati degli estranei in casa, eppure non ci fecero molto caso... diciamo che erano abituati a vedere i miei compagni vagare per tutta la casa come se niente fosse. Tutti eravamo felici, sembravamo non badare alla missione che ci era stata affidata: parlammo come non avevamo mai fatto, imparai a conoscere meglio Giulia, più carina di MariaGiulia, ma con le stesse caratteristiche comportamentali. Uscimmo di casa con le spade: sembravamo ragazzi che dovevano andare a una festa di carnevale, ma la situazione era tutt' altro che divertente! Ognuno si recò nelle proprie case e ci rincontrammo a scuola. Tutta la scuola ci stava appiccicata, eravamo la novità del momento specialmente io che non avevo coperto la catena: il caldo era così stressante che mettersi una maglietta con le maniche lunghe sembrava una pazzia, in fondo non me ne importava niente di quella situazione. Finalmente contavamo qualcosa in quella scuola. Tutti erano tranquilli, come se ieri non fosse successo niente, o forse... non ricordavano niente, cosa che ci tornava molto utile per la missione. Entrammo nelle nostre rispettive aule, e partecipammo con un interesse diverso alle lezioni, eravamo felici di poter stare a scuola perché sapevamo che forse quella sarebbe stata l'ultima lezione a cui avremmo partecipato. Finalmente passarono le ore che ci dividevano dalla ricreazione. Scendemmo nel cortile, riparlai ai miei amici di ciò che era successo, descrissi l'Imperatrice quasi fosse un angelo... ancora oggi rammento la sua bellezza. Ci fu un momento che quell'indescrivibile bipede di nome Alessandro arrivò da me e cominciò a parlarmi, le solite discussioni fatte per prendere in giro. Lo ignoravo, ma appena cominciò a insultarmi davvero, cominciai a seccarmi. Cercai di mandarlo via, lo avvertì ma lui non mi diede ascolto, quel caprone era più testardo e duro di un muro in cemento armato! Cominciammo ad azzuffarci come animali, quasi tutta la scuola era attorno a noi... avevano formato una specie di arena. I professori cercarono di fermarci, ma era impossibile fermare un ragazzo come me che in quel preciso istante aveva subito un radicale cambiamento. Infatti appena il vicepreside si avvicinò a noi, questo mi toccò il braccio con la catena: scaraventai a terra i due, il fuoco che bruciava quando avevo "preso" la catena, adesso si rifece vivo e peggio delle altre volte; attorno a me si creò una specie di aura gialla e rossa, mi alzai da terra e sentì il mio corpo cambiare caratteristiche, ma soprattutto sentì la mia anima cambiare... Appena tornato a terra mi guardai: ero nero come il carbone e le strisce che avevo sul braccio sinistro si moltiplicarono su tutto il corpo, adesso erano rosse come il fuoco, bruciavano tremendamente e facevano male. I ragazzi erano scioccati, due professoresse svennero e qualcun altro vomitò. I miei compagni di squadra erano più che spaventati e la paura gli impediva di reagire a qualsiasi stimolo. "Vediamo, ora mio caro caprone, se hai il coraggio di ripetere ciò che hai detto" dissi con disprezzo. "Ti avevo avvertito: ti avevo detto che un giorno tel'avrei fatta pagare. Ora scegli: o la smetti di fare il coglione o ti giuro che oggi soddisferò la voglia di tutti quelli qui presenti a cui hai fatto del male in questi tre anni! Picchiarti a sangue! "Sei... sei solo uno schifosissimo pezzo di merda e quelli come te prima o poi... " "Cosa? Prima o poi cosa? Finisci la frase perché potrebbe essere l'ultima che dirai in tutta la tua vita!" Si alzò di scatto, cominciò a correre verso di me come un toro che vede rosso da tutti gli angoli: non capì come, in quel momento, ma ero riuscito a rallentare il tempo... avevo la mano appoggiata al Pugnale... niente di più. Presi Ale al petto e gli strappai la collana che aveva come medaglietta il Crocifisso in oro massiccio e mi diressi sopra il canestro. Il tutto con il tempo rallentato, ma gli altri non se n'erano accorti perché effettivamente ero stato velocissimo. "Come fai a portare una cosa del genere – dissi mostrando a tutti la collana- se non fai altro che bestemmiare, dovresti vergognarti... non hai il diritto di indossare un simile simbolo!" "Ora basta! Messina, scendi dal canestro e finiscila con questa pagliacciata!" "Professore! Stia lontano, adesso la questione è fra me e il mio compagno, altrimenti cerchi di fermarmi." Scesi come un fulmine dal canestro, tagliai i pantaloni del professore con il Pugnale e dopo qualche secondo questi calarono e rivelarono un paio di slip rossi, tutti risero. Alessandro ci riprovò: cominciò a correre più veloce e incazzato di prima, non mi accorsi di lui e riuscì a buttarmi a terra come se fossi un sacco di patate. Attaccò a menare pugni e manate a destra e a manca, ma senza nessun risultato, tranne che per un colpo in cui riuscì a farmi uscire sangue dal naso. Si alzò, mi alzai, ci guardammo negli occhi: in ognuno di noi bruciava la voglia di vendetta. Corsi verso di lui, presi la catena e cominciai a rotearla in aria, lo raggiunsi e gli ficcai il Pugnale nel petto: un'aura gialla opaca avvolse Alessandro e poi una specie di implosione avvenne dentro il corpo del mio compagno, la sentimmo solo io e lui. Era successo qualcosa! Tutti guardarono la scena inorriditi, MariaGiulia mi chiamò e corse verso di me, saltai la ringhiera e me andai dalla scuola. Corsi, corsi sempre più veloce... non mi voltai indietro, continuai a correre... non sapevo dove ero diretto, ma per il momento non importava. "Cosa... cosa mi è successo?" "Mio Principe! Eppure l'Imperatrice ti aveva avvertito: il fuoco è simbolo di potere e violenza!" disse una voce dentro la mia testa. "Chi sei?" "Sono il tuo lato oscuro: più provi odio più io riesco a mantenermi in vita, non ho intenzioni cattive, non stavolta, voglio aiutarti a sconfiggere il Guardiano!" disse placidamente. "E chi mi garantisce che non dici una bugia?" "Io! Fidati e non te ne pentirai!" All' improvviso cominciò a piovere, prima piano e poi forte quasi fosse una bufera e svenni. La conseguenza all'imprevisto Mi svegliai di colpo, non ero trasformato ero tornato normale, in compenso mi faceva male la testa ed ero disteso nel mio letto. Il bello era che sapevo di essere stato trasformato, ma non ricordavo niente di ciò che avevo fatto, mentre ero a scuola. "Come va?" "Cazzo, che mal di testa... bene, grazie" risposi con sorpresa. Tutti erano attorno a me. "Co... cosa è successo?" "Scusa? Potresti ripetere ciò che hai appena detto? Non è possibile!" disse Damian con aria stupefatta. Purtroppo non ricordavo niente di niente. "Ok, in poche parole posso dirti che hai quasi ucciso... Alessandro!" disse MariaGiulia. "Ah! Cioè, come sarebbe "quasi" ucciso?" "Allora: vi siete azzuffati come delle belve feroci, poi ti sei trasformato..." "Fin qui me lo ricordo, dopo... cosa è successo dopo?" "Bè dopo, avete continuato a combattere e poi è finito tutto in tragedia: gli hai ficcato il Pugnale del Tempo nel petto e... ora è in ospedale!" disse Giulia. Mi disse mostrandomi il Pugnale insanguinato quasi fino all'elsa. Mi alzai scombussolato, man mano che passavano i minuti cominciai a ricordare un po' di cose, il combattimento, le mutande rosse del vicepreside... Mentre lavavo il Pugnale ripensavo alle parole di Giulia e all'improvviso riaffiorò nella mia mente l'immagine vivida del Pugnale che oltrepassava la carne del mio miglior nemico e l'implosione. "Oh mio Dio!" "Cosa?" "Abbiamo un enorme problema!" "Cioè?!" chiese Andrea teso. "Se ho colpito Alessandro con il Pugnale del Tempo, le probabilità che si trasformi salgono al 90% visto che questo Pugnale è l'ultima reliquia delle Sabbie!" "No!" "Purtroppo si, quanto tempo è passato?" "Da quando lo hai colpito? Un... giorno! "Un giorno? È troppo!" "Forse riusciamo a salvarlo!" disse una voce dentro di me, il lato oscuro. "Forse? Tu mi devi aiutare!" gli dissi nella mia mente. Uscimmo di casa, cominciammo a correre, trovammo delle bighe e per la seconda volta le usammo. Facemmo correre i cavalli come pazzi, le persone ci guardavano stupite, non si era mai vista una cosa del genere. Oltrepassammo la scuola, passammo il Chicomendez, e ci dirigemmo nella strada che portava all'ospedale di Macchia. Ciò che vedemmo era ai limiti dell'assurdità: l'ospedale era distrutto: mancavano alcuni pezzi come il tetto, le finestre rotte, alcuni ponti che collegavano altre stanze erano distrutti. Entrammo! Camminavamo con cautela, tutte le luci erano spente e le poche che funzionavano non facevano altro che ballare, riuscivamo a orientarci comunque con la luce del giorno, il pavimento distrutto, qualche corpo qua e là, persone squarciate e qualcuno morto trasformato... aveva fatto un disastro. "Troppo tardi..." disse Ivano squadrando ogni angolo dell'ospedale. Salimmo ai piani superiori, la situazione era un po' diversa: non esisteva pavimento per camminare, o almeno: c'erano buchi nel terreno che non permettevano di andare in altri luoghi, non con un salto normale. "Sarebbe bello poter camminare sui muri" disse Giulia. E mi venne l'idea. "È proprio quello che ho intenzione di fare!" dissi curioso di voler sfidare la gravità. "Cosa vuoi fare? Non quello che penso io?" chiese Andrea incredulo. "Se ciò che pensi è la stessa cosa che penso io... allora si" "Non penserai di fare una simile sciocchezza!"disse Damian. " E chi pensa" Presi la rincorsa, poggiai un piede sul muro, poi l''altro e poi l'altro ancora finchè non mi ritrovai dall'altro lato del piano!" "WOW! È stato fantastico! Mi sentivo libero, sentivo che potevo affrontare tutto e tutti. "Forse per te..." D'improvviso un urlo interruppe il silenzio e la frase di MariaGiulia, un urlo bestiale in tutti e due i sensi, qualcosa di potente e allo stesso tempo di tragico. "Wow! Qualcuno ha mal di pancia, chissà se la causa di questo disastro sia veramente Alessandro?E se fosse il mangiare?" disse Andrea. Tutti lo guardarono sorridendo, come al solito si cercava di ironizzare le situazioni più brutte. Se fossimo stati nel bel mezzo di una guerra, vi assicuro che Andrea potrebbe farvi scompisciare pure mentre state attraversando un campo minato o mentre siete bombardati da qualche aereo. "Lo spero, ma credo che sia qualcosa di più brutto! Vado a vedere..." "Cosa?!" dissero tutti in coro. "Vado a vedere da dove proviene l'urlo!" "E se ti mangiano?" "Game over! eh eh eh eeeh" dissi imitando il classico "Game Over" che compariva in uno di quei giochi dove veniva ancora inserito il classico effetto sonoro dopo la voce che diceva "Game Over" "Non scherzare, noi non possiamo venire e se tu resti solo..." "State tranquilli, dimenticate che posso essere molto cattivo se lo voglio" dissi riferendomi alla trasformazione. "Vedo che provi un po' di fiducia... fai bene!" disse la voce. "Sono sicuro che riuscirai a rendermi la missione più facile, devo ringraziarti per quello che hai fatto, risono sfogato, ma forse hai esagerato!" dissi alla voce. "Stai attento, e vedi di tornare il più presto possibile... non vogliamo recuperarti morto stecchito." disse MariaGiulia preoccupata. "Grazie per l'augurio, sempre ottimista!" Mi sentivo strano, ero più allegro, avevo trovato la fiducia in me stesso sentivo che qualunque cosa mi sarebbe capitata svoltando l'angolo, l'avrei potuta affrontare. Svoltai l'angolo, cominciai a salire le scale che mi avrebbero portato alla fonte dell'urlo, continuai a salire finché non arrivai all'ultimo piano. Cominciai a camminare lentamente stando attendo a dove mettevo i piedi, sentì di nuovo lo straziante urlo, corsi verso la stanza da cui proveniva il suono e vidi disteso a terra Alessandro: una sala operatoria. Era disteso a terra le gambe nere e rosse con degli spuntoni che gli uscivano dalle ginocchia e dai gomiti. I capelli si erano trasformati in una cresta della stessa forma, era muscoloso, era enorme il doppio di un uomo normale e il volto era orribile... sembrava un film dell'orrore dove si vede il primo piano del mostro, ma la situazione, lì, era peggio. "Ale, cosa hai fatto?" "Niente, mi sono svegliato qui, poi all'improvviso tutto ha preso fuoco... e poi... un enorme creatura è comparsa dal nulla..." Questo significava che il Guardiano si è spostato e ora è qui, forse mi stà dando la caccia perché posseggo l'unica arma che lo può sconfiggere. "Acuta osservazione Principe!" disse la voce che aveva sentito il mio ragionamento. "Stai tranquillo, adesso ti porto via di qui e troveremo una cura... presto finirà tutto!" "No, per me è troppo tardi... sto perdendo forze, sto per morire... ti prego di scusarmi per tutto!" "No, sono io che devo scusare te, sono io la causa della tua "malattia" non avrei dovuto agire senza pensare." Di colpo si alzò, mutò pelle e cominciò a ruggire come una specie di lupo assatanato... "Mi dispiace!" Presi la spada dell'Acqua, cominciai a correre verso il nemico, continuai a correre, correvo... ci guardammo e poi tutto finì... la spada infilzata nello stomaco e l'inerte corpo ricoperto di sangue. Mi inginocchiai, e pregai Dio che tutta questa tortura finisse presto. "Oh Dio, ma che cazzo è successo qui dentro? È passato un carro armato?" I miei compagni erano arrivati, io a terra... mi veniva da piangere ma... non versai nemmeno una lacrima. "Abbiamo sentito di nuovo l'urlo e abbiamo pensato che ti servisse aiuto, ma quello era Alessandro?" disse Andrea indicando il mostro. "Si, ma non è stato lui... il Guardiano è qui, dobbiamo sbrigarci... dobbiamo trovare la grotta." L'apparizione Tornammo a casa, avevo spiegato loro ciò che effettivamente era successo, loro avevano trovato una via alternativa ed erano riusciti a passare. Mangiammo e tornammo a letto, io mi addormentai senza farci caso... la catena ormai era solo una catena niente di più non portava più alcun fastidio, mi ci ero abituato. Ma quella notte feci uno stranissimo sogno, l'Imperatrice mi apparse. "Come và mio Principe? Fin ora hai fatto grandi passi in avanti, mi dispiace per il tuo amico." "Mia Imperatrice, questa missione è troppo imponente per dei semplici ragazzi come noi, ho l'impressione che fino ad ora non abbiamo fatto niente." "Principe, non temere ti sono stata accanto fin dall'inizio." "Adesso che il Guardiano è qui cosa devo fare?" "Seguirai le coordinate del piano originale, partirete per la Siria domattina e arriverete entro il pomeriggio, dopo il tramonto la luna vi condurrà alla grotta, farete un bagno e troverete la chiave per il portale che vi porterà direttamente sull'Isola, la mia casa." "Dopo cosa succederà?" "Possibilmente alcuni perderanno la vita in battaglia, ma tu possiedi un illimitato potere, sfruttalo bene mio Principe e salverai la tua vita e quella dei tuoi amici." "Ma, senti, mi sono bruciato e mi è spuntata questa catena, poi mi sono trasformato..." "Il Principe è stato infettato dalle Sabbie e il suo lato oscuro si è risvegliato... alla fine ha dovuto accettarlo. Aveva sete di potere, ma ora vuole aiutarti! "Ho paura" "Come sempre mio caro, come sempre... ma non temere, un astuto guerriero ti aiuterà a sconfiggere il Guardiano. Buona fortuna" Mi svegliai di soprassalto, ero sudato... appena mi calmai mi ributtai di peso nel letto, ripensai alle parole dell'Imperatrice più enigmatiche che mai... chissà cosa c'entrava il bagno e tutte le altre cose. Non ero riuscito a trovare un senso a tutto. Non sapevo se ci sarei riuscito, forse ero il primo ragazzo ad aver affrontato una simile minaccia. Ma tutte quei pensieri non facevo che annebbiare la mia anima riempiendola di dubbi, speranze e incertezze che avrei preferito non avere. Ormai tutto dipende da me e dal fottuto Destino. Intanto conoscevo chi avrebbe potuto accompagnarci in Siria. Mi riaddormentai scivolando in un profondo sonno senza sogni. La fuga "Giovanni ho bisogno di un aereo per la Siria, ti ringrazio... ok, allora ci vediamo fra un ora all'aeroporto!" Ci svegliammo con i muscoli doloranti, i miei genitori non erano tornati più, avevano fatto la stessa fine di Alessandro, forse non erano ancora morti. Dopo aver mangiato chiamai un mio amico che il quale suo padre possedeva molti arerei, spesso facevo voli con lui, ho visto molte terre... Informai i miei compagni della partenza, erano un po' preoccupati ma da un lato erano contenti, prendemmo delle bighe e ci dirigemmo all'aeroporto. I casellanti, le persone, persino i carabinieri ci guardavano con stupore Ma a un certo punto successe qualcosa: una macchina esplose, poi un'altra e un'altra ancora... Scendemmo dalle bighe e appena la situazione si calmò andammo a vedere; tutto distrutto e a un certo punto un'ombra oscurò il Sole... qualcosa di gigantesco, un essere che si non si può nemmeno descrivere, qualcosa di orripilante ci sbarrò la strada: due gambe, due braccia, l'altezza pari a quella di due King Kong e un paio d'ali nere. La faccia? Vi posso solo dire che la faccia di Regan, la ragazzina dell'esorcista, in confronto era da miss mondo! Scattammo alle bighe e cominciammo a fare correre i cavalli, il Guardiano delle Sabbie ci veniva incontro, sbattevamo, eravamo confusi nessuno disse una sola parola eravamo impegnati a correre e a fuggire dalle grinfie di quel mostro che con una sola ditata poteva ridurci in polpette! Continuammo per un'ora a correre, alcune volte lo perdevamo di vista e poi rispuntava in alto nel cielo, e quando capitava che planava a rasoterra tutte le macchine esplodevano al suo passaggio, e le persone che riuscivano a uscire dalle macchine si trasformavano in mostri... le Sabbie stavano cominciando la loro conquista! Appena raggiungemmo l'aeroporto, scorsi all'orizzonte l'aereo del mio amico, avevo detto che eravamo in sei e che dovevamo fare una specie di ricerca in Siria, o almeno avevo detto di dirlo a suo padre, ma a lui gli spiegai tutto. Uno dei cavalli venne colpito dal Guardiano e ruzzolò a terra facendoci cadere tutti nell'asfalto in mezzo agli aerei. Le bighe erano ormai distrutte, continuammo a piedi e finalmente raggiungemmo l'areo. "Salva ragazzi, bella giornata vero?" "Forse per te Giovanni, parti, parti subito!!" dissi col cuore in gola. L'aereo partì con un assordante rombo e si alzò, finalmente, da terra! "Dov'è?" "Non c'è più, per il momento sembra che si sia arreso" disse Giulia. "Wow! C'è mancato poco... cazzo!" "Dicevo, come và?" "Fin ora tutto a posto, stiamo avendo dei problemi con qualche...creatura dell'inferno"! "Sentite, il vostro amico mi ha raccontato un bel pò di cosette, cos'è sta storia del cugino Persiano?" mi chiese a bassa voce. Stando attendo a non farmi sentire da suo padre, raccontai tutto al mio amico durante il volo. Per tutta la mattinata non facemmo che parlare, a ora di pranzo mangiammo come un dio e continuammo sempre a parlare. La catena, riprese a fare un po' di male, forse per gli sforzi, forse per qualcos'altro ma faceva male, cercammo di dormire ma io no, non ci riuscì... solitamente non sono abituato a dormire durante il pomeriggio. Il deserto Arrivammo in Siria in tarda notte, cercammo un posto per accamparci e dormire, ma per quel momento non trovammo niente. La sabbia del deserto era morbida sotto i nostri piedi e la luna splendeva alta. "L'Imperatrice ha detto che la luna ci avrebbe guidati, ma non ho capito molto." "Forse dobbiamo seguire il fascio di luna che ci illumina la strada, possiamo provare, ma non può essere così semplice." Così ci incamminammo seguendo il fascio di luna che ci illuminava la strada, girammo per ore ma inutilmente, la luna era alta nel cielo e tutto ciò a cui veniva a contatto assumeva un aspetto magico... "Dio! Sono ore che camminiamo senza trovare nessuna grotta!" "Io proporrei una pausa!" disse MariaGiulia. "Saggia decisione!" Così ci stendemmo a terra e usammo gli zaini come cuscini. Accendemmo un piccolo fuocherello, di notte nel deserto c'è un freddo polare! Mangiammo qualcosa che c'eravamo portati dappresso. "Ma siamo sicuri che il Guardiano ci abbia seguiti?" "Direi proprio di si....!" Disse Ivano guardando in alto. Lo imitammo e vedemmo una figura alata sorvolare le terre della Siria, era enorme, l'unica cosa che riuscivamo a distinguere, di tutto il corpo, erano le corna e gli enormi occhi rosso fuoco. "Cazzo! Il fuoco, presto spegnetelo, deve averlo attirato!" Ma ormai era troppo tardi, il mostro stava cominciando a scendere in picchiata verso di noi, ci sparpagliammo: andammo da tutte le parti. Io e MariaGiulia ci dirigemmo verso nord, attraversammo le dune, e raggiungemmo le porte di una città. Ci rifugiammo tra le case, il Guardiano non ci seguiva più... forse aveva capito che attaccare in una città non era conveniente. "Wow! Ci siamo salvati, presto torniamo indietro, dobbiamo raggiungere gli altri!" "Ma sei pazzo?! Finché è ancora notte è meglio restare al coperto, dovresti averlo capito che ci vede solo di notte!" mi disse MariaGiulia e in fondo aveva ragione. "Hai ragione, troviamo un posto dove dormire." Così ci incamminammo per la città, era quasi l'alba, mancavano poche ore. All'improvviso sentì un enorme fitta alla testa, caddi a terra dal dolore, prima di svenire riuscì a intravedere la mia amica a terra. |
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Le prigioni reali
Mi risvegliai piuttosto scompisciolato... la testa mi faceva male e il braccio con la catena era illuminato già fino alla fine della spalla, mi sentivo stranissimo come se mi avessero colpito più volte in testa. Appena riuscì a mettere a fuoco la situazione vidi che ci trovammo dentro una specie di sgabuzzino largo nove metri più o meno, era putrido e l'aria irrespirabile. "Ma che è successo?" "Prigionieri! Non è possibile... siamo prigionieri da due giorni!" disse Maria "Che? Vuoi dire che abbiamo dormito per due giorni dentro questa merda?" dissi. La cella faceva pena, era buia, una sola finestra e l'aria viziata. "No, non io... tu! Ti hanno somministrato una vasta dose di sonnifero, ti hanno tenuto sotto il sonnifero per due giorni... ogni cinque ore ti somministravano una dose e poi ti portavano dentro una stanza accanto a questa e poi... non lo so!" Forse avevano notato che c'era qualcosa di strano in me, allora forse mi avevano esaminato, mi avevano fatto chissà quali esprimenti! Ecco spiegati i segni rossi sul petto e l'eccessiva illuminazione del braccio. "Hey Dark, ricordi niente?" "Se ricordo? Ho visto cose dell'altro mondo, non ti posso raccontare, potresti pentirtene. "Degli altri ne sai cosa?" "Si, sono passati due volti ieri, hanno promesso che oggi avrebbero escogitato un piano per farci uscire, ora alloggiano in un albergo." Disse Dark. "Fantastico!" All'improvviso la porta della cella si aprì di botto: una figura alta e imponente torreggiava davanti a noi oscurando ancora di più l'ambiente. "Voi, uscite fuori, il re vuole parlarvi!" Ci alzammo, e cominciammo a incamminarci: la stanza di cui mi aveva parlato MariaGiulia era proprio accanto alla nostra, c'erano marchingegni di ogni genere, invece oltre il corridoio, riuscì a intravedere la stanza delle armi riconoscendo la mia spada e l'arme della mia compagna. Girammo per lungo tempo nelle prigioni sotterranee, ogni passo mi sembrava di riconoscere quell'ambiente, come se ci fossi già stato. Salimmo tramite degli elevatoi, numerose rampe di scale raggiungemmo finalmente il primo piano. Qui l'ambiente era più arieggiato e illuminato, tutto era più respirabile, ma le celle erano putride quasi quanto quelle sotterranee. Poi arrivammo a destinazione, attraversammo una porta enorme e ci trovammo dentro un'enorme, immensa e splendida sala con un trono al centro: quello doveva essere il famoso trono appartenuto al mio lontano cugino, ma ora stava seduto un buffo personaggio grassoccio dall'aspetto severo ma placido e dolce. "Signore, le ho portato i prigionieri!" Il r venne interrotto mentre giocava con la figlia ad uno strano gioco che consisteva nel tirare pezzi di cibo in bocca al padre. All'annuncio il re si soffocò. "Scusate! Puoi andare Teo!" Dopo prese la figlia in braccio e la posò delicatamente a terra sui due piedini rosa. "Dunque, passando a noi, io sono il re della Siria, voi chi siete?" "Dei semplici ragazzi che sono stati ingiustamente rinchiusi dentro delle schifosissime celle!" dissi arrabbiato. "Tu, mio ragazzo, sei strano: in seguito agli esperimenti fatti è uscito fuori che tu sei affetto da un qualche cosa di potente e strano!" disse il re perplesso. "È proprio per questo che siamo venuti nella sua terra, Sire!" disse calma Maria. "Hmmm... sono curioso di sapere tutto, ho l'impressione che la vostra sia una storia piuttosto interessante!" Raccontammo la nostra storia al re che ci seguiva con immenso interesse! Dall'espressione sembrava non crederci, eppure sentivamo che poteva aiutarci. "Interessante! Manderò un mio fidato condottiero che conosce a menadito il deserto Siriano." Così dicendo chiamò un uomo più o meno alto e robusto. "Brom! Accompagna questi due ragazzi nel deserto, hanno una missione importante da compiere e non possono aspettare un momento di più. Così, dopo aver recuperato le nostre armi ci preparammo per la camminata nel deserto. Verso il pomeriggio tardo stavamo per uscire quando una guardia del re irruppe di gran carriera nella sala del trono dicendo: "Sire, è successo qualcosa di incredibile: persone e case... hanno cambiato il loro aspetto diventando mostri e case antiche più di mille anni! Ci guardammo in faccia terrorizzati, uscimmo dal palazzo pronti a sfidare qualsiasi cosa ci avrebbe aspettato al di fuori di quelle mura! Le Sabbie del Tempo invadono la Siria "Non è possibile!" esclamò MariaGiulia alla vista. Le case erano diverse,avevano assunto un aspetto stranissimo, le piante erano cresciute a dismisura e le persone erano state completamente trasformate! "Mettiamoci all'opera: fate spazio al Principe, inchinatevi davanti al re delle Spade!" Presi la spada dell'acqua e cominciai a correre verso il tumulo di mostri di Sabbia, rallenti il tempo e presi a menare colpi, a tagliare teste da tutte le parti... in poco tempo la città era ricoperta di sangue. Intanto le guardie del palazzo che cercavano di combattere riuscivano a uccidere i mostri ma alcune rimanevano gravemente ferite e si trasformavano! Di colpo il nostro gruppo si riunì. "Bentornato Principe, ora tocca a noi!" disse Ivano Cominciammo a combattere, sfruttai tutti i poteri del Pugnale a mia disposizione, delle specie di onde energetiche partivano dal terreno uccidendo tutti, ma più uccidevamo più la gente si moltiplicava. All'improvviso una raffica di frecce uccise un gruppo di mostri che stava per aggredirci alle spalle. "Serve una mano?" disse Giulia dal tetto di una casa. "Grazie!!" Fortunatamente nessuno riusciva ad arrivare alla sua postazione. Ma senza accorgersene un mostro le stava venendo dietro: corsi verso la casa, camminai nel muro, ancora non riesco a capacitarmi di aver fatto una cosa del genere, e saltai addosso all'enErgumeno che la stava assalendo. "Ti ringrazio!" e per sicurezza gli tirò una freccia. Continuammo per molto tempo a combattere, dal tetto riuscivo a controllare ogni movimento di qualsiasi nemico, gli alberi e la particolare conformazione dell'ambiente, mi permisero di sfruttare a mio favore il territorio per uccidere i nemici che ci assalivano. Ma la vera battaglia iniziò non appena il re Siriano uscì dal palazzo e raggiunse il quartiere ormai infestato di sangue, teste, pezzi di corpo qua e la e alcuni mostri che continuavano ad affluire dalle case: prese a contorcersi per terra, peggio di un anima in pena che deve subire le pene dell'eterno inferno a cui è stata destinata, si alzò da terra, prese a girare in aria come una trottola, cadde a terra. Cominciò a gonfiarsi, gli abiti si lacerarono a causa dell'eccessivo volume dei muscoli, molti cominciarono a indietreggiare o a nascondersi e peggio a fuggire come vigliacchi. Ma noi restammo e vedemmo l'orrenda trasformazione del re. Dopo qualche minuto ci trovammo davanti un gigante, non grasso: la faccia era quella di un essere umano ma più diabolica e bestiale, l'altezza superava di gran lunga gli ottanta metri e passa, la muscolatura di uno che si è allenato e dopato allo stesso momento e una spada lunga il doppio delle sue braccia. Intanto il palazzo era diventato una bellissima reggia degna di un re. In lontananza notai un enorme torre... non molto distante. "Ho un'idea!" dissi agli altri. Prendemmo delle bighe e cominciammo a correre verso il maestoso monumento. Intanto il re ci seguiva facendo tremare vertiginosamente il terreno. Appena arrivati scendemmo e ci dirigemmo verso l'entrata. Guardandola mi balzarono agli occhi alcune immagini dell'interno e vidi ciò che mi sarebbe potuto essere utile. Tutti mi seguirono continuando a fare domande, intanto una piattaforma semovente cominciò a trasportarci verso la vetta dei più di seicento metri che componevano la torre. Arrivammo in cima e quello che vedemmo fu lo spettacolo più entusiasmante di tutti: era il tramonto e il sole sembrava enorme, la città si estendeva per chilometri, tutto era stato trasformato e invaso dalle Sabbie del Tempo... la mitica Babilonia era rinata, più splendente di un tempo. "Incredibile!" dissero tutti a fiato sospeso. "Già! E bravo il mio cuginetto: ti sei fatto proprio un bel regno!" dissi riflettendo a voce alta. La città era immensa e ogni angolo che guardavo mi balzava agli occhi un immagine delle gesta del Principe... come tanti deja-vu! Avrei voluto restare li per sempre, ma non potevo. "Ragazzi, casomai dovesse succedermi qualcosa... affido a voi il compito di portare a termine la missione!" "Ma....!" Protestarono. "Non vi preoccupate, l'Imperatrice vi guiderà e sono sicuro che ci riuscirete. "Cosa hai intenzione di fare?!" disse Giulia. "Ucciderlo!" dissi riferendomi al re. "No!!" dissero all'unisono. "Vi prego di perdonarmi!" dissi. "Cosa vuoi fare Principe? Farti ammazzare?" mi disse il Dark. Rivelai i miei piani e lo trovai piuttosto convinto e sicuro che cel'avrei potuta fare. Presi due spade, quella dell'Acqua e dello Scorpione. Baciai MariaGiulia e presi la rincorsa, sguainai la spada e cominciai a correre verso il bordo della torre! Sentì le loro urla di dissenso, il pianto di qualcuno e poi... il vuoto. Mi buttai ad angelo dalla torre: mi fischiavano le orecchie, non sentivo niente, solo il vento che mi entrava da tutte le parti del corpo, presi la posizione a missile con le due spade rivolte verso la testa del re che man mano si avvicinava. Continuavo a scendere e nel frattempo pensavo a tutta la mia vita e a quanto ero stato stupido facendo questa pazzia, sarei potuto morire eppure... Senza rendermene cominciai a sentire caldissimo, cominciai a bruciare e in pochi secondi il Dark Prince prese il possesso del mio corpo. Lanciò le spade che sprofondarono nella testa del gigante come se fosse burro, poi prese la catena e frenò la caduta attorcigliandogliela nel possente collo e di colpo la testa del gigante si staccò di colpo dal resto del corpo e volò via come se avesse le ali. La caduta, però, non era ancora finita. Il Dark uscì il Pugnale e per frenare lo ficcò nel corpo del gigante squarciandogli tutto il petto e lo stomaco. Cademmo pesantemente a terra e facemmo in tempo a spostarci per evitare la cascata di sangue e organi interni usciti dal corpo del mostro. Mi distesi a terra e chiusi gli occhi... cel'avevo fatta, o almeno, cel'avevamo fatta. "Complimenti Principe, ora riposa." Disse il Dark che era rientrato dentro lasciandomi il posto. Dopo qualche secondo sprofondai in un profondo sonno. Il sogno Mi ritrovai in un posto stranissimo: c'era una foresta immensa attorno a me, alberi e animali di ogni genere sembravano guardarmi come se fossi un mostro. Cominciai ad incamminarmi in quella foresta, una specie di labirinto, seguivo una strada tracciata nel terreno. Dopo quelle che sembrarono ore raggiunsi un accampamento, in tutte le tende c'era un grande movimento: guerrieri più o meno giovani preparavano le loro armi, sembravano preoccupati... ma in una tenda c'era un giovanissimo guerriero dall'aria regale che non sembrava per niente preoccupato, ma... piuttosto sicuro. "Osserva quest'uomo Principe, questo è colui che ha cambiato le leggi degli dei!" Continuai a osservare i suoi movimenti, si allenava con la sua tenda finchè un uomo corpulento lo chiamò: "Figlio, dobbiamo andare!" "Sei sicuro che non possiamo evitare questa guerra, padre?" "Sì..." disse l'uomo al giovane ragazzo. "Bene, dammi solo un momento!" disse rientrando nella tenda. Dopo qualche minuto il giovane uscì, salì sul suo fidato Rubino, il suo cavallo, e si mise accanto al padre: un enorme esercito stava dietro ai due che lo guidavano, era immenso. "Signori! Oggi è il grande giorno! Possiamo vincere, convincerci che il nemico è più debole di noi e che possiamo farcela perché noi siamo più forti di loro! Saremo la loro ombra fino alla fine della guerra! Se morirete ricordatevi che siete morti per proteggere la vostra famiglia e la vostra patria! Ricevete in dono la mi benedizione! E ora, senza paura, sconfiggiamoli!" disse l'uomo che era entrato prima nella tenda del giovane. All'improvviso l'esercito partì e in pochi secondi raggiunse le porte di una città. La guerra fu spaventosa: molti persero la vita, ma il giovane passava indifferente a quel disastro, non gli importava niente. Entrò dentro il palazzo della città e cominciò a esplorarlo da cima a fondo passando per varchi che venivano creati dalle palle di acciaio e fuoco che colpivano le case. Dopo poco tempo il giovane arrivò in un'immensa stanza con un enorme statua: cominciò a scalarla e appena arrivò in cima trovò il suo tesoro: un Pugnale, allora capì era il Principe di Persia, il mio cuginetto. Il mio viaggio continuò per molto tempo: il Principe che liberò le Sabbie del Tempo nel palazzo di Hazad, la morte del padre, la bellissima Farah e il Visir traditore che viene ucciso. E poi tutto il resto dell'avventura: l'Isola del Tempo, il maestoso Dahaka e l'infausto ritorno a casa con Kaileena, l'Imperatrice che fugge dell'Isola con il Principe! "Kai, perché mi fai vedere tutte queste cose?" chiesi incuriosito all'imperatrice. "Mio Principe, voglio che tu riesca a convincerti che il compito che ti abbiamo affidato io e gli altri dei, sia semplice ma pericoloso come le avventure del tuo cugino! Voglio congratularmi con te per i progressi conseguiti fin'ora: continua così e diventerai un grande guerriero, tu sei il prescelto. Mi passò davanti l'ultima avventura del Principe, la riconquista del suo regno, la definitiva distruzione delle Sabbie del Tempo che vengono rinchiuse in una clessidra formata da un vetro creato da tutti gli dei dell'universo. Poi la conservazione della clessidra dentro una grotta, dentro un tunnel che divideva di pochi chilometri la clessidra del nucleo della terra! "Mio Principe cugino, le tue gesta verranno tramandate per secoli di generazioni: giuro, sul mio onore, che, per te, porterò a termine la mia missione e ancora una volta salverò il mondo!" dissi inchinandomi a terra. "Ora và mio Principe, ma stai attento, i pericoli non sono ancora finiti!" Il tradimento Mi risvegliai grazie alla luce del sole che stava sorgendo, i raggi mi accarezzavano dolcemente il viso. Mi sentivo rilassato. "Mister dormiglione, ben tornato tra noi!" disse Damian. "Buongiorno!" dissi alzandomi nel letto lentamente. "Sei un pazzo!! Non farlo mai più o giuro che ti ammazzo io stessa con queste mani!" disse MariaGiulia infuriata. "Calmati! Era tutto calcolato, visto... sono ancora intero!" Mi guardarono tutti sorridendo. Eravamo stati ospitati nella casa di Brom, il servitore del re, mangiammo e intanto raccontai tutto quello che era successo: mi ascoltavano con stupore, non gli sembrava vero che ero riuscito a cavarmela in quel modo! Era impossibile sopravvivere buttandosi da una torre di oltre settecento metri! Poi raccontai loro il sogno: ancora più stupiti percepivo in loro l'aumentare radicale del coraggio e della sicurezza. Verso mezzogiorno cominciammo a prepararci e poi partimmo con Brom alla ricerca della grotta dove furono prelevate le Sabbie. "Quello che mi chiedo è: come ha fatto questo archeologo a trovare le Sabbie del Tempo se erano state sepolte a soli cinquanta chilometri del nucleo... mi pare impossibile, nessuno è mai riuscito a scendere a tali profondità!" disse Andrea. "Strano che tu mi faccia questa domanda: dovresti sapere che dopo più di mille anni può succedere la qualunque cosa; figurati che al tempo della Persia le cartine erano piuttosto diverse da quelle che ci sono oggi... i continenti non c'entravano niente con oggi!" spiegai ad Andrea e al gruppo. "Oh no!" disse Brom. "La roccia ha ceduto a causa delle Sabbie, al posto delle pietre che ora ci ostacolano, dovrebbe esserci il sentiero che ci dovrebbe portare alla meta!" disse. Lo sgomento e la delusione cadde su tutta la squadra. "Non vi preoccupate, ora trovo un'altra entrata!" Mi incamminai verso il muro che ci ostacolava: cominciai a salirci sfruttando tutti gli appigli che riuscivo a raggiungere... salivo, salivo finchè non mi trovai in cima. Osservai l'ambiente e notai che giù c'era un possibile varco che ci sarebbe potuto servire. Scesi: all'orizzonte notai una piccola montagna, mentre a fianco c'era un muro di pietre. Le toccai con la spada, sembravano piuttosto cedevoli... forse.... Cominciai a colpire le pietre con la spada, alcune cominciarono a spaccarsi, altre saltarono finchè un bel gruppetto non venne distrutto completamente lasciando intravedere l'altro lato delle rocce. "Buongiorno!" dissi agli altri che vennero sorpresi dai calcinacci creati dalla spada dell'Acqua che spaccò alcune pietre. "Attento!" disse Ivano. Mi girai e mi trovai dietro un mostro di Sabbia, mi girai verso il muro, cominciai a percorrerlo in verticale e poi mi diedi una grandissima spinta verso l'esterno: mi distesi in aria, presi le spade e cominciai a scendere verso il mostro... colpendolo così dritto alla gola. Caddi all'impiedi e osservai il nemico sparire nel nulla. Allargai il buco nel muro e gli altri lo attraversarono... Continuammo il nostro viaggio finchè non raggiungemmo un oasi e ci riposammo. "Bene mio Principe, ora tu mi darai il Pugnale!" disse Brom. "Cosa vuoi?" dissi confuso perché mi stavo lavando la faccia. Una sberla mi colpì la guancia destra. Mi alzai di scatto e estrassi la spada, gli altri si schierarono al mio fianco. "Cosa sei? Idiota? Che ti è preso?!" dissi mantenendomi in posizione di difesa. "Voglio il tuo Pugnale, o con le buone o con le cattive!" estrasse una pistola dal vestito. "Mai! Non imbratterò il nome della mia famiglia in questo modo... se sei uomo combatti!" L'uomo corse verso di me, rallentai il tempo e gli ferì la schiena. Questo cadde a terra ma non mi accorsi della lestità che usò per strapparmi il pugnale dalla fondina, dopodiché riuscì a scappare con il suo cavallo... aveva pianificato tutto! "Nooooo!!" dissero gli altri impotenti. Qualcuno cercò pure di rincorrerlo ma invano. "Maledizione, ci ha traditi, a un passo dalla meta!!" dissi "Dark, tocca a te, voglio vedere che sai fare, fermiamolo!" dissi mentalmente al Dark. Un calore cominciò a impossessarsi del mio corpo, lentamente presi fuoco e mi ritrovai trasformato. "Restate qui!" ordinai al gruppo. Presi il cavallo che mi ero fatto prestare da Brom e cominciai a cavalcare per il deserto. Dopo ore di corse riuscì a scorgerlo, si stava dirigendo verso la città. Scendemmo da cavallo e salimmo su una roccia, aspettai che arrivasse e appena il momento fu propizio mi buttai addosso al nemico disarcionandolo da cavallo. "Ch.... Che cosa vuoi?! Chi sei?!" disse sbiancando in faccia. "Dammi il Pugnale o ti pentirai di essere nato!" "Tu?! No... non è possibile!" "DAMMI IL PUGNALE!" Lo alzai da terra e lo feci sbattere contro la montagna. Si alzò e cominciò a scappare. Gli corsi dietro e lo sorpresi alle spalle attorcigliandogli la catena alla gola. "Hai visto cosa è capace di fare questo gioiello: o il Pugnale, o la vita o tutt'e due!" "No, mai!" urlò. Cercò di liberarsi ma finì col suicidarsi: tanto aveva opposto resistenza che la catena gli aveva tagliato tutto il collo fino alla morte! Cadde a terra inerme. Lo seppellì e poi tornai sui miei passi. Il bagno In fondo mi dispiaceva! Aveva tradito il proprio re... anche se ormai non aveva più alcuna importanza, era morto. O forse glielo aveva detto proprio il re di fare una cosa del genere... ma ormai non importava. "E Brom, dove..." "È morto: si è... suicidato, gli ho attorcigliato la catena al collo e ha cominciato a dimenarsi come un verme finché non si è staccata la testa; roba da matti!" spiegai ad Andrea. "Bestia! E poi i cretini siamo noi, pure un bambino di cinque anni capirebbe che opponendo resistenza sarebbe morto!" disse Ivano. "Comunque; avete scoperto qualcosa in mia assenza?" "Il mare: a sud da qui c'è il mare! "Bene... forse risolverò il mistero del bagno!" Ci incamminammo verso l'acqua e appena arrivammo ci spogliammo, rimanendo in reggiseno e mutande, e ci fecimo un gran bagno! L'acqua era calda, si poteva stare, pulitissima e trasparente... così trasparente che riuscì a risolvere il mistero. Immergendomi,cominciai a nuotare verso il largo, qualcosa di luccicante attirò la mia attenzione. Continuai a nuotare verso la fonte delle luce, i pesci erano enormi: dai piccoli pesciolini agli splendidi delfini, ai pericolosi squali che passai con cautela per non attirare troppo l'attenzione. La luce mi portò dentro una grotta, una grotta profonda e grande. Fortunatamente nella grotta c'era un buco che mi permise di riprendere fiato, proprio dove c'era la fonte della luce! "Ma che cosa....?" Dissi prendendo l'oggetto. Appena lo presi questo smise di luccicare e riuscì a distinguerne un medaglione: era rotondo, con una mezzaluna nella parte alta. Dietro era pieno di buchi vuoti... Lo avevo già visto da qualche parte... era... "L'amuleto di Farah, nonché amuleto del Principe che usò nell'Isola! Ma che devo farci? Tornai in acqua e dopo mostrai l'oggetto agli altri. "Incredibile, una reliquia delle Sabbie, una delle ultime!" "Nel sogno che ho fatto, il Principe gettò in acqua questo mistico oggetto e ora l' ho ritrovato, è di nuovo in mani sicure!" spiegai eccitato dalla magnifica scoperta. "Ma che dobbiamo farci? Abbiamo già un oggetto che ci permette di controllare il Tempo a nostro favore....!" Disse MariaGiulia. "Intanto andiamo alla grotta, forse li troveremo la risposta all'ultima domanda! Quanto abbiamo?" "Poco più di due giorni!" "Ci bastano... forse... presto andiamo!" E ci incamminammo verso la grotta. La grotta "Hem... vedo qualcosa che non dovrebbe essere qui in questo momento!" disse Damian Alzammo gli occhi al cielo, una figura rosso fuoco sorvolava il cielo, le enormi ali facevano pensare a quelle di un enorme drago... e gli occhi ci guardavano con aria famelica e la bocca era contratta in una smorfia che mostrava tutti e cento gli enormi denti. Cominciammo a correre verso la grotta, quello era il suo territorio, doveva seguirci se volevamo portare a termine la nostra missione. Man mano che la grotta si avvicinava di più ci dividevamo e ci nascondemmo nei vari angoli della grotta per disperdere le nostre tracce. Il Guardiano cominciò a disorientarsi e si rialzò in cielo vegliando la grotta volando a cerchi concentrici. Corremmo velocemente, senza farci sentire, verso l'entrata della grotta. "Ok, abbiamo fatto bene a farci seguire: non è stupido, se vola in questo modo ha capito che siamo molto vicini alla grotta, appena succede qualcosa dobbiamo attirarlo dentro." "Nessun problema, la gortta è abbastanza grande per due più di due cosi come quello." Guardammo la volta della grotta: era immensa! Camminammo verso l'entrata, ci dirigemmo nelle più oscure profondità fortunatamente illuminate dalle luci che avevano usato gli archeologi per studiarne l'interno. Tutto era immenso: immaginatevi la grotta larga quattro volte la circonferenza del Colosseo e alta oltre cinquecento metri, all'occhio... tutto era roccia e terriccio. Camminando attraverso la nebbia e la polvere delle Sabbie del Tempo luccicante più di una lampadina, mi imbattei spesso nel dover affrontare delle vie secondarie per fare passare gli altri ancora ricordo quella volta quando dovetti salire un muro che raggiungeva di poco l'altezza della grotta, grazie ad appigli che cedevano, scalate di muri camminandoci verticalmente all'altezza di oltre sessanta metri... era bellissimo. Una porta bloccava una parte della grotta, non potevamo passare, così dopo la lunga scalata mi trovai di fronte a un enorme burrone; all'apparenza sembravano oltre dieci metri. "Hei Dark, hai un'idea?" "Fidati..." Presi fuoco all'improvviso, mi alzai, sentì la solita sensazione del cambiamento muscolare e osseo, finhè non atterrai e mi ritrovai scuro come il carbone! "Ma che vuoi fare, Dark?" Alzò la testa, notai una fessura nel tetto, allora capì. Prese la rincorsa, cominciò a correre, ogni passo era un silometro orario in più, arrivò al bordo del burrone, rallentò il tempo, prese la catena e la tirò verso la fessura: era bellissimo, sembrava di essere una specie di Tartan del deserto o delle grotte, la catena ci permise di arrivare dall'altra parte del burrone dove c'era l'interruttore. "Bellissimo! Credo che non dimenticherò mai questa bellissima esperienza!" Tornai normale, l'interruttore era attaccato in un muro: camminai orizzontalmente nel muro, premetti l'interruttore e presi il Pugnale che usai per calarmi nel muro inculcandolo nella roccia. Arrivai a terra e insieme attraversammo l'entrata. Cominciarono a esserci abituati a queste cose, e in fondo pure io... non mi stupivo molto di tutte quelle cose che ormai riuscivo a fare. Il portale Attraversammo il varco che aprì il Dark. La stanza era illuminata dalle Sabbie che la coprivano di uno splendido odore simile a un campo immenso di fiori, l'aria era più respirabile, più andavamo verso l'interno più l'odore diventava forte e intenso. "Credo che... credo che questo odore sia così intenso e splendido solo per noi, perché siamo protetti e non veniamo infettati, forse chi respirava l'aria infettata dalle Sabbie moriva per il fetore!" "Vuoi dire che l'odore dell'aria e delle Sabbie a noi ci sembra diverso, più bello, solo perché siamo protetti e quindi non ci fa niente... ma anzi!?" "Esatto!" risposi. Tuttavia l'odore ci faceva sentire più forti, più sicuri e ci faceva intuire che eravamo vicini a qualcosa di straordinario. Camminando sempre più verso l'interno ci sentivamo di poter continuare per altri dieci silometri e ognuno sembrava felice. "È rivoltante!" disse il Dark "Trovi?" dissi ridendo al Dark. "Che hai da ridere?" disse MariaGiulia. "Parlavo con il Dark, dice che trova rivoltante l'odore di questa sala!" "Digli di goderselo, perché sarà l'ultima cosa di buono che odorerà in tutta la sua vita!" disse con un sorriso malizioso "Credo che ti abbia sentito!" Continuammo a camminare sempre più dentro! Purtroppo aveva ragione MariaGiulia, l'aria cominciava a cambiare e le ore non passavano senza sudare, ad un certo punto dovemmo eseguire una sosta forzata: l'intenso odore aveva lasciato il posto ad un ripugnante e rivoltante tanfo di corpi in putrefazione, inoltre si moriva dal caldo. "Hey! Ho trovato!" urlò Andrea. "Cosa?" chiesi spaventato dall'improvviso urlo di Andrea. "Il Principe di Persia tuo cugino!" Era incredibile, tutte le pareti erano tappezzate di disegni e dipinti vari che raffiguravano le gesta del Principe. "Dobbiamo essere molto vicini al luogo del ritrovamento: forza ragazzi, un ultimo sforzo... forse ci siamo!" Ci alzammo e corremmo per tutto il corridoio pieno di dipinti e disegni: seguivamo i disegni e certe volte si interrompevano continuando in un altro corridoio, parallelo a quello di prima. Finchè non arrivammo in un punto dove il caldo arrivava al limite della sopportazione: forse eravamo vicino al nucleo. "Ragazzi, siamo arrivati... ma credo che questo non sia il luogo del ritrovamento, questo è il posto dove gli dei nascosero le Sabbie all'umanità!" spiegai. Ci guardammo attorno, i pochi graffiti che c'erano raffiguravano le varie fasi di sepoltura delle Sabbie: un gruppo corposo di dei trasportavano un' enorme clessidra, poi la posarono a terra e in altro dipinto si vedeva un altare sacrificale dove un essere azzurro come l'oceano stava per essere ucciso con una specie di Pugnale uguale a quello che avevo in quel momento. Sullo sfondo una donna dal volto coperto dalle mani posate su di esso era messa in ginocchio e il suo pianto per un attimo sembrò entrarmi in corpo, la donna piangeva per ciò che sarebbe accaduto a quell'uomo. La figura dopo mostrava la clessidra piena con le Sabbie del Tempo e poi altre due figure si dividevano da questa: una mostrava gli dei gettare la clessidra nel nucleo della Terra, questo si fondeva con la clessidra e la Terra esplodeva cancellando ogni forma di vita. L'altra, invece, mostrava gli dei che lasciavano la Clessidra al suo posto con le Sabbie e che tornavano nel loro regno con la consapevolezza che prima o poi l'uomo avesse trovato la Clessidra distruggendo il mondo. "A quanto pare, qualunque cosa avessero deciso gli dei, il mondo sarebbe finito comunque... e allo stesso modo, distruggendosi." Rifletté Andrea che guardava insieme agli altri la curiosa sequenza. "È la teoria del Destino, nessuno, secondo gli dei, può cambiare il proprio destino, anche se si cerca di sfuggirne prima o poi si fa la fine a cui si è destinati! È una legge divina!" spiegai loro con disprezzo verso coloro che avevano scritto questa legge. "Ma... il destino di tuo cugino era morire perché aveva liberato le Sabbie del Tempo diventando un'alterazione del Tempo, eppure è riuscito a sfuggirne." "Infatti la legge è SOLO divina, non umana. Ma gli dei non lo hanno mai capito, credono che l'uomo sia a conoscenza di questa decisione, ma in realtà nessuno conobbe cosa successe veramente in quel tempo. Chi crede nel destino è convinto che non può fare nulla nella sua vita, ma chi non ci crede è libero di organizzarsi la vita a proprio piacere. La mente dell'uomo è stata riempita da troppe leggende che parlano di dei ed eroi, e del destino. Per questo si è così confusi!" dissi osservando ancora gli altri dipinti. La grandezza di quella sala era immensa e ogni piccolo dipinto era incredibilmente rifinito nei minimi dettagli. Osservai il sacrificio di Kaileena appena tornata a Babilonia con il Principe, meno male che il Visir venne ucciso. "Dimmi Dark, com'era il Visir?" "Un uomo di potere spregevole e maniaco, peccato che si è appizzato la vita a cercare le Sabbie solo per diventare immortale. In realtà ci è riuscito, ma essendo un semi-dio il caro Principe è riuscito ad avere la meglio su di lui!" "Perché "Peccato""? chiesi stranizzato dalla risposta. "Io e lui ci somigliavamo, e poi è stato grazie a lui che sono riuscito a riaffiorare nel Principe quando venne infettato!" Continuammo a guardare le pareti, a un certo punto le sequenze si interruppero e al centro della sala c'era un pezzo di roccia staccato e nel fondo della roccia che mancava c'erano dei segni particolari... precisi a quelli che stavano nel medaglione che avevo recuperato in mare. "Forse..." Presi il Medaglione e cominciai ad avvicinarlo lentamente nel buco, lo appoggiai, cominciai a girarlo, l'attenzione di tutti ora era concentrata su di me, lo sentivamo dentro, stavamo per arrivare in fondo alla fine di una grande avventura. Tutti annuirono e io continuai a girarlo finchè non scoccò: la sala cominciò a illuminarsi, tutti i dipinti presero vita, e delle voci confuse si susseguivano l'una all'altra, era un continuo brusio di parole che si accalcavano tra di loro. ".... Ma ricorda Principe il tuo viaggio non avrà un lieto fine, non puoi cambiare il tuo destino... nessun uomo può..." "... vieni con me a Babilonia, li troverai una nuova vita lontana da queste mura!..." "... Ma la maschera dello spettro mi concesse una seconda scianche ..." E una sequenza di queste strane frasi che riuscivo ad afferrare solo in alcuni momenti, poi un forte vento e l'odore del mare i assalirono all'improvviso e quando la luce si spense e tutto tornò normale vedemmo l'ottava meraviglia del mondo, per quel momento... Un enorme Isola torreggiava davanti a noi: un enorme palazzo si estendeva per tutta la sua grandezza, era enorme quasi non si riusciva a distinguere la fine delle due torri che si alzavano dal palazzo. "Benvenuti a casa dell'Imperatrice del Tempo:l'Isola del Tempo." Dissi con il fiato sospeso da quell'incredibile spettacolo. "Restate qui, io chiamo il Guardiano!" "Cheee?!" chiesero tutti insieme. Li odiavo quando facevano finta di non capire cosa avevo intenzione di fare. "Attiro il nostro piccolo amichetto e appena è il momento giusto lo facciamo entrare con noi nel varco!" "Ma almeno sai che dobbiamo fare in quel posto dopo che ci portiamo dietro il "piccolo amichetto?"" "Voi fidatevi, come avete sempre fatto!" L' Isola del Tempo Corsi di gran carriera riprendendo la strada che avevamo fatto. Cominciai a urlare in modo che mi sentisse ma era tutto inutile, un ruggito interruppe la mia voce e una fiammata illuminò la caverna. "Io credo che il Guardiano sa anche sputare fuoco, e credo che sia meglio cominciare a correre se non vuoi che le tue, e le mie, chiappe vadano a fuoco!" disse il Dark. "Credo proprio che tu abbia ragione!" Corsi di nuovo verso il varco con il Guardiano alle spalle! "Tutti dentro!" urlai qualche metro prima di arrivare al varco. Appena arrivai tutti erano già entrati; aspettai il guardiano, arrivò volando e appena vide il varco la sua espressione di cattiveria si era trasformata in orrore, ma per tirarsi indietro era troppo tardi. Così, per evitare che ci ripensasse veramente,rallentai il tempo, con un salto, mentre prendevo fuoco, salì sulla sua schiena e cominciai a volare insieme a lui. Troppo bello! Presi a guidarlo con la catena. Entrammo nel varco e il Guardiano cominciò misteriosamente a perdere quota,cominciammo a cadere finché non arrivammo a terra come pere mature. Il Guardiano restò a terra per qualche minuto. "Secondo voi è morto?" disse Damian. "Ma che minchia di domande fai? Certo che no, come può una divinità morire cadendo?!" disse Ivano. "Forse è l'aria di questo posto che lo fa sentire male!" obbiettò MariaGiulia. "Forse hai ragione!" dissi. All'improvviso il mostro si alzò da terra e ruggì così forte da far tremare le mura dell'immenso palazzo! "Io dico che è in grandissima forma, faceva finta è bastardo dentro!" disse Giulia disgustata dall'ineducazione del Guardiano. Scappammo verso l'interno della roccaforte che racchiudeva il palazzo e riuscimmo a seminarlo, un altro colpo di culo! "E ora, cerchiamo l'entrata!" Ci arrampicammo su appigli, camminai sui muri, per raggiungere posti e aprire varchi ai miei compagni e finalmente arrivammo all'entrata del palazzo che, sfortunatamente, era inaccessibile a causa delle scale rotte. Girammo per una porta enorme e un corridoio enorme ci portò in un posto all'aria aperta, dove il mio caro cugino affrontò un curioso essere nero che veniva generato da alcuni corvi. Ancora ricordo che qualche corvo c'era ma non aveva generato nessun'essere... Una porticina era chiusa e l'interruttore era sopra un punto irraggiungibile del palazzo. "Ho capito!" Mi arrampicai in un appiglio, da questo appiglio camminai sul muro verticalmente e saltai dal muro arrivando in un piccolo spiazzale dove, grazie sempre al muro raggiunsi due colonne, dalle colonne passai in un altro spiazzale, finchè non arrivai in cima dove c'era un interruttore: aprì una porticina che era davanti a me, scesi dentro e mi ritrovai dentro il palazzo, ma la porta di sotto non si era aperta. "E che palle!" Presi la spada dell'acqua e distrussi la porta. "O con le buone o con le cattive! Sempre ci sei riuscito, l'importante e questo!" disse Damian. Ci incamminammo in quello strano posto, tutto era diroccato ma nonostante tutto si riusciva a passare, c'era qualche trappola ma per non funzionava. "Credo che qua vicino ci sia un qualcosa che ci permetta di tornare indietro nel tempo... in modo da poter raggiungere meglio l'altare!" Continuammo a camminare finchè non arrivammo in una stanza circolare con degli strani solchi sul pavimento attraversati dalle Sabbie, e una colonna di Sabbia al centro della sala. "Avevo ragione!" dissi orgoglioso. Ci avvicinammo piano piano, ogni volta che ci avvicinavamo sentivamo una forza che ci tirava verso il varco, ma come avremmo fatto con il Guardiano. "Merda il Guardiano!" Lo chiamai, non sapevo come dovevo chiamarlo quindi urlavo e basta, finchè non mi sentiva! Finalmente scese ed entrammo nel varco: tutto era incredibilmente bello, tutta la conformazione dell'ambiente stava cambiando radicalmente, dal presente al passato. Appena arrivati il guardiano sfondò il tetto della sala. "Ecco come nel presente se lo troveranno distrutto!" dissi agli altri notando come certe cose accadevano per un motivo ben preciso. Ci incamminammo verso la sala di prima: le trappole funzionavano troppo bene, dai pali rotanti alle spine rotanti che rullavano ne muro. La passammo con un po' troppo di fatica, cinque di noi si procurarono piccoli ma fastidiosi taglietti nelle gambe. La sala di prima nel passato era tutta ricostruita, e stavolta l'interruttore per aprire la porta c'era. Salì sopra e azionai l'interruttore a muro aprendo la porta che ci portò dove il Principe aveva affrontato il Capo Corvo. Avanzammo e finalmente potemmo attraversare la porta centrale per entrare nel palazzo! L'altare Sacrificale Continuammo il nostro viaggio dentro il palazzo, le trappole abbondavano e nessuno riuscì a passarle, se non io che dovetti cercare un interruttore che le fermasse, ma non trovai niente. Dovetti rallentare il Tempo per forza, non avevo altra scelta. Passammo più facilmente le trappole continuammo con appigli e salti impossibili, l'aria dell'Isola dava più agilità e la gravità sembrava diminuire. Arrivammo in un punto dove una specie di mostro, mezzo uomo e mezzo disastro della natura, era girato di spalle. Feci cenno agli altri di fare silenzio. Camminai lentamente dietro il mostro e prendendo la spada dell'acqua lo tagliai a metà dalla testa in poi, il sangue schizzò da tutti gli angoli. "E che schifè!" disse Andrea. Tutti risero. Pensavo a cosa stava succedendo nel resto del mondo, pensavo alla mia famiglia che non avevo più visto, ai miei compagni e tutti quelli che conoscevo che erano stati trasformati dalle Sabbie. Dovetti fermarmi per riuscire a calmare tutti quei ricordi che improvvisamente mi riaffiorarono e che il Dark cercava di cacciare o mettere a posto. "Che ti succede?! Tutto bene?" mi chiese MariaGiulia. "Si, andiamo!" Mi tenne la mano, e avanzammo verso la sala delle colonne, ovvero la sala centrale del palazzo. Uccidemmo tutti i mostri che ci stavano davanti,tutti quelli con le spade stettero giù a uccidere i mostri che ci assalivano e che affioravano dall'oscurità, mentre Giulia si posizionò sopra un complesso di massi e cominciò a fare piovere frecce. Quando finimmo l'enorme sala era piena di sangue, il Pugnale si era ricaricato e finalmente riuscimmo a ragionare. "Allora, dai lati si va alle due torri e da li si va alla sala del trono!" dissi indicando la porta più grande che si apriva in fondo alla sala. "Ma a noi interessa l'altare che si trova..." non trovavamo l'entrata all'altare finchè non vidi un balconcino. "... lassù, dobbiamo andare nel balconcino!" Usammo il complesso di pietre per salire e per fortuna tutti, con qualche difficoltà, riuscirono a saltare le colonne fino al balconcino. Continuammo, rallentai il tempo, attraversammo le varie trappole, scendemmo una scala e ci trovammo in un corridoi ricoperto dalla polvere delle Sabbie; il problema era un immenso tappeto di spine che alla minima pressione affioravano dal terreno. Anche stavolta dovetti rallentare il tempo, corremmo il più veloce che potevamo e superammo il tappeto con il cuore in fibrillazione. Dopo un'altra sala finalmente raggiungemmo l'Altare Sacrificale. "Bello!" fu il semplice e modesto commento di Andrea. Una colonna spezzata stava in fondo alla sala, una piccola parte della Sala era rotonda e al centro della Sala c'era un enorme tavolo. All'improvviso una figura spuntò dalle scale, molto esile con i capelli corti e un'armatura nera che ricopriva il meno possibile del corpo. "Principe, il mio nome è Shahdee, dea del Regno di Mithra, servitrice dell'Imperatrice del Tempo, chiedo di unirmi a te per uccidere un essere pericoloso per il regno di Mithra!" Inarcai un sopracciglio, voleva dire che il Guardiano era così pericoloso da poter portare problemi persino nell'aldilà... era curioso. "Cara Shahdee, alzati, non sono ancora Principe e non ho ancora ucciso nessun dio, non merito di essere trattato come un Principe. Sono io che mi inginocchio al tuo cospetto e ti chiedo di unirti a me!" "E così sia!" Mi alzai e stretti la mano alla donna. All'improvviso un incredibile tonfo interruppe la discussione che avevo intrapreso con la donna: il Guardiano aveva distrutto il tetto della Sala e ora torreggiava su di noi con una maestosità tale demeritare il titolo di dio. "È il momento!" Il sacrificio Rallentai il Tempo e cominciammo a correre verso il Guardiano. Cominciammo a colpirgli gambe e braccia con frecce, addirittura Shahdee riuscì a mozzargli un dito che cadde come un masso a terra. Aspettammo che succedesse qualcosa e in effetti qualcosa successe: il dito si ricreò nella meno destra del Guardiano e questo mostrò tutti i denti come se ridesse. "Ma certo è un dio, non possiamo ucciderlo normalmente, ci vuole qualcosa che gli faccia veramente male!" "Il Pugnale, cugino, prova con il Pugnale!" Mi girai e mi trovai davanti un guerriero possente, con i capelli lunghi fino al collo, una spada enorme e un'aria fiera che incuteva timore e coraggio allo stesso tempo. "Tu... tu sei... ?!" "Si, sono io e sono ritornato per darti una mano! Ora tocca a te!" Il Guardiano si alzò e cominciò a sputare fiamme dalle bocca: ci scansammo per evitare le fiamme. Alzò le mani in aria e una palla rossa gli si creò nelle mani messe a coppa, la palla si ingrossò e divenne sempre più grande, quasi più grande di se stesso! Di colpo abbassò le mani, arrivai in a rallentare il tempo, e riuscimmo ad evitare la palla di fuoco che bucò la parete della sala creando un buco grande quanto due palazzi! "Così distrugge l'Isola...!" "Io credo che ti distrugge l'anima gemella!" disse Damian indicando una ragazza aggrappata in un burrone. "No!" Corsi verso Maria passando sotto le gambe del mostro, ne approfittai per tagliargliele: feci una specie di giro in aria snodando tutto il corpo ferendogli le gambe; uscì un mare di sangue ma le ferite si rimarginarono, ma troppo lentamente. Riuscì a salvare MariaGiulia e la portai in salvo dagli altri. "E va bene! O muori o muori!" Corsi verso il mostro ma questo con una manata mi lanciò contro il muro della Sala che cadde a pezzi aprendo un altro varco verso l'esterno. Mi ritrovai con un braccio sanguinante e le labbra spaccate. Tutti gli altri continuavano a colpirlo ma nessuno riusciva a fargli male, anzi qualcuno fece la mia stessa fine. A un certo punto Andrea si catapultò dall'alto verso il Guardiano infilandogli la Spada del Leone nella testa: il mostro si buttò a terra con la testa sanguinante e il cervello che fuoriusciva dalla testa come una specie di poltiglia melmosa. Ma essendo un dio la ferita si richiuse come una voragine che tornava al suo posto. Poi prese il mio compagno e lo catapultò in aria, qualche minuto dopo questo tornò indietro di petto distruggendo il terreno, creando una specie di onde che ci fecero cadere a terra. Lo aveva ucciso. "Bastardo!" Sentivo l'odio crescere dentro di me, ogni battito del mio cuore corrispondeva a una tacca di odio e coraggio, sentivo la forza della mia anima crescere ad ogni battito del mio cuore. Mi alzai, ci guardammo negli occhi, erano enormi un espressione animalesca, bestiale che ti penetra nell'anima e non te la scordi mai più... un qualcosa di straordinario e orribile allo stesso tempo. Come il cagnone, c'eravamo solo noi due in quella sala. "Dark, tocca a te, voglio farla finita... ha ucciso Andrea... è il momento di finirla!" Cominciai a surriscaldarmi, la temperatura del corpo stava salendo a dismisura, aveva raggiunto oltre i cinquanta gradi. Cominciai ad alzarmi dal terreno, la sala cominciò a tremare come in preda ad un terremoto,tutto tremava, la sala cominciava a cedere! Tanto era l'odio che provavo dentro, così grande era il senso di vendetta che pure l'ambiente sembrava provare i miei stessi sentimenti al punto tale da cedere. Mi ritrovai nero come il carbone, la catena nel braccio e tutte le strisce del corpo assunsero un colore rosso fuoco-fluorescente. "Ora vediamo, se riesci a rigenerarti, pezzo di merda!!" "Non è possibile, il Dark!" disse il Principe. "Finalmente ci ritroviamo Principe, felice di rivedermi?" "Più che altro sono sorpreso che mio cugino sia riuscito a domarti, oppure hai capito che facendo come hai fatto mille anni fa non ci concludi niente?!" disse il Principe. Non risposi, cominciai a correre verso il Guardiano, saltai e mi aggrappai alla parte iniziale del femore con la catena, mozzandogli così la gamba facendolo cadere a terra. "E ora il colpo di grazia, se non muori ti strappo il cuore con le mani!" Presi il Pugnale, corsi sopra il petto dell'immenso mostro disteso a terra sopra il tavolo ridotto a mille pezzi; lo guardai negli occhi per l'ultima volta. Alzai il Pugnale in aria e, con un urlo di rabbia, glielo ficcai fino alla fine dell'elsa nel cuore: quello che restava del Palazzo riprese a tremare, lo stomaco del Guardiano prese a tremare in modo pauroso. Scesi dal corpo del mostro e questo cominciò a ingrossarsi, sempre di più, poi prese a risucchiarsi dentro se stesso finchè non esplose facendo uscire a spruzzo le Sabbie del Tempo e un fiotto enorme di sangue; tutta la sala cambiò tinta, dal giallo-marroncino al rosso scuro, quasi nero. Ritornai normale e mi distesi a terra esausto, mi ricordai di Andrea e mi diressi verso la salma del mio amico. "Mi dispiace cugino, posso assicurarti che so benissimo cosa provi!" "Non si può fare qualcosa? Ora che il Guardiano è morto dovrebbe ritornare in vita!" dissi "Mi dispiace, ma non ti posso aiutare!" Presi il Pugnale che aveva preso il posto del Guardiano. "Abbiamo portato a termine il novanta per cento della nostra missione: dobbiamo distruggerlo. Il prescelto Nella sala spuntarono un corteo di persone, erano più di cinque ed erano tutti vestiti in modo strano. Il personaggio che stava al centro del corteo aveva un mantello lungo fino a terra. Un paio di pantaloni con molti disegni e segni strani. Il corpo era piuttosto muscoloso e una collana ornava il petto nudo di colore nero e rosso cangiante in base alla luce. Gli latri personaggi erano più o meno vestiti allo stesso modo, con ornamenti diversi e l'unica cosa che cambiava, naturalmente, erano i volti. Non erano volti umani, erano volti stranissimi ma erano belli, volti che ispiravano fiducia. "Antonio, Principe di Persia, cugino di un semi-dio, noi ti ringraziamo per aver eliminato una minaccia per il mondo e per il regno degli dei stesso! Te ne siamo grati!" "Vi ringrazio signori, ma ancora un altro problema impedisce la ultimazione della mia missione: le Sabbie del Tempo sono ancora rinchiuse qua dentro e il mondo ne è ancora infetto, finchè non verranno distrutte il mondo rischierà di finire!" dissi inginocchiandomi e porgendo agli dei il Pugnale. "Vedi Principe, purtroppo non puoi cambiare il destino del mondo, nessun uomo può!" disse il personaggio al centro. "No! Non è possibile! Questa legge non è giusta, il dio del Destino è morto non potete ancora credere che l'uomo dipende da un essere morto!" spiegai. "Hai ragione, ma vedi... mille anni fa, quando tuo cugino eliminò il Dahaka, cercammo di distruggere le Sabbie ma ci accorgemmo che non potevamo farlo perché il mondo rischiava di distruggersi! Così abbiamo deciso che era meglio nasconderle in un posto vicino al nucleo, ma non troppo, a rischio e pericolo che qualcuno prima o poi le trovasse. È una legge scritta dal Dahaka, non la possiamo cambiare, purtroppo non si cancella nemmeno con la morte del creatore!" spiegò l'uomo. "E allora che facciamo?" "Le puoi custodire tu... in un posto al sicuro da mani ignobili!" "No! Non posso sopportare un peso del genere, ho già subito la morte di un mio compagno, non potrei mai accettare una simile responsabilità!" obbiettai. "Principe tu sei l'unico che le può custodire, noi dei non le possiamo tenere, le Sabbie sono l'unica cosa che ci uccide, sono un veleno per noi!" Mi guardai con gli altri, ma li vidi inginocchiati con le spade appoggiate a terra: ormai ero un eroe avevo salvato il mondo da una grandissima minaccia, ma restava sempre il problema del come distruggerle. "Ma se non le distruggo... il mondo finirà!" "No Principe, le leggende non sono sempre vere, le Sabbie di tutto il mondo si sono riunite nel Pugnale che ora hai in mano." "Tu sei il prescelto, tu sarai, fino alla morte, il custode di questo pugnale sei stato scelto per difendere la nostra esistenza e quella di tutto il mondo: tu sarai il nuovo Guardiano delle Sabbie del Tempo!" disse un uomo alla sua destra. "IO?! Non... posso accettare! Sarebbe troppo per me, ho solo tredici anni, non posso accettare un simile incarico!" Tutti mi guardarono, dovevo pensarci era un qualcosa di troppo grande, se accettavo era come se diventavo immortale, se non accettavo rischiavo, per la terza volta, che qualcuno le trovasse. A quel punto non potevo che accettare! "E va bene, ma non vi garantisco niente! Vorrei qualcosa in cambio!" "Tutto quello che vuoi!" disse l'uomo al centro. "Sapete, una vita immortale non è tanto bella quando tutte le persone che ti stanno attorno s |
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eh ke dire dark semplicemente splendido
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All'inizio i miei occhi hanno implorato pietà
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Grazie... c'è stato un momento che np
on sapevo come continuare.... ho passato tre giorni a meditare ed uscita sta cosa! In realtà mi sembra che manchi qualcosa.... Cmq grazie! |
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Scusate!!! Mi sono accorto che mancava la fine!!!!
Il prescelto Nella sala spuntarono un corteo di persone, erano più di cinque ed erano tutti vestiti in modo strano. Il personaggio che stava al centro del corteo aveva un mantello lungo fino a terra. Un paio di pantaloni con molti disegni e segni strani. Il corpo era piuttosto muscoloso e una collana ornava il petto nudo di colore nero e rosso cangiante in base alla luce. Gli latri personaggi erano più o meno vestiti allo stesso modo, con ornamenti diversi e l'unica cosa che cambiava, naturalmente, erano i volti. Non erano volti umani, erano volti stranissimi ma erano belli, volti che ispiravano fiducia. "Antonio, Principe di Persia, cugino di un semi-dio, noi ti ringraziamo per aver eliminato una minaccia per il mondo e per il regno degli dei stesso! Te ne siamo grati!" "Vi ringrazio signori, ma ancora un altro problema impedisce la ultimazione della mia missione: le Sabbie del Tempo sono ancora rinchiuse qua dentro e il mondo ne è ancora infetto, finchè non verranno distrutte il mondo rischierà di finire!" dissi inginocchiandomi e porgendo agli dei il Pugnale. "Vedi Principe, purtroppo non puoi cambiare il destino del mondo, nessun uomo può!" disse il personaggio al centro. "No! Non è possibile! Questa legge non è giusta, il dio del Destino è morto non potete ancora credere che l'uomo dipende da un essere morto!" spiegai. "Hai ragione, ma vedi... mille anni fa, quando tuo cugino eliminò il Dahaka, cercammo di distruggere le Sabbie ma ci accorgemmo che non potevamo farlo perché il mondo rischiava di distruggersi! Così abbiamo deciso che era meglio nasconderle in un posto vicino al nucleo, ma non troppo, a rischio e pericolo che qualcuno prima o poi le trovasse. È una legge scritta dal Dahaka, non la possiamo cambiare, purtroppo non si cancella nemmeno con la morte del creatore!" spiegò l'uomo. "E allora che facciamo?" "Le puoi custodire tu... in un posto al sicuro da mani ignobili!" "No! Non posso sopportare un peso del genere, ho già subito la morte di un mio compagno, non potrei mai accettare una simile responsabilità!" obbiettai. "Principe tu sei l'unico che le può custodire, noi dei non le possiamo tenere, le Sabbie sono l'unica cosa che ci uccide, sono un veleno per noi!" Mi guardai con gli altri, ma li vidi inginocchiati con le spade appoggiate a terra: ormai ero un eroe avevo salvato il mondo da una grandissima minaccia, ma restava sempre il problema del come distruggerle. "Ma se non le distruggo... il mondo finirà!" "No Principe, le leggende non sono sempre vere, le Sabbie di tutto il mondo si sono riunite nel Pugnale che ora hai in mano." "Tu sei il prescelto, tu sarai, fino alla morte, il custode di questo pugnale sei stato scelto per difendere la nostra esistenza e quella di tutto il mondo: tu sarai il nuovo Guardiano delle Sabbie del Tempo!" disse un uomo alla sua destra. "IO?! Non... posso accettare! Sarebbe troppo per me, ho solo tredici anni, non posso accettare un simile incarico!" Tutti mi guardarono, dovevo pensarci era un qualcosa di troppo grande, se accettavo era come se diventavo immortale, se non accettavo rischiavo, per la terza volta, che qualcuno le trovasse. A quel punto non potevo che accettare! "E va bene, ma non vi garantisco niente! Vorrei qualcosa in cambio!" "Tutto quello che vuoi!" disse l'uomo al centro. "Sapete, una vita immortale non è tanto bella quando tutte le persone che ti stanno attorno sono mortali... quindi, vorrei, anche se sarò il nuovo Guardiano delle Sabbie, rimanere mortale! Come seconda cosa, il mio amico è morto, da quello che ho capito voi siete gli dei e allora mi chiedevo se..." Non terminai la frase che il corpo di Andrea prese vita ritornando da noi! Lo riabbracciammo e ringraziammo gli dei per questo miracolo! "Bene Principe, è il momento che tu torni a casa... conserva questo Pugnale perché in mani sbagliate potrebbe provocare molti danni!" Il braccio sinistro mi tornò normale e le ferite s richiusero. Mi trovai davanti il Dark. "Ti ringrazio per avermi aiutato, vi ringrazio tutti!" dissi felice. La fine di tutto Attraversammo un varco e di nuovo quelle voci confuse si accalcarono nella mia mente. Tornammo a casa e fortunatamente nessuno ricordava cosa era successo nelle ultime ore. "Bè, caro Principe, è il momento che ognuno torni alle proprie case. Ti ringraziamo per questa splendida avventura e qualunque cosa dovesse succedere conta su di noi!" disse Andrea. "Vi prego di non chiamarmi mai più Principe, almeno fino a quando un altro dio non si ribella!" dissi ridendo. Ci dividemmo e tornammo alle nostre case. Tutto era tornato normale: niente palazzi o macchine trasformate, niente persone trasformate soprattutto! Posai il Pugnale del Tempo nel comodino. Mi distesi nel letto e ripensai a tutto quello che era successo. Lo presi in mano e cominciai a studiarlo: era lungo venticinque centimetri misurati con la riga, l'elsa era dieci centimetri con un grande cerchio dorato nel centro che continuava con una linea blu. Il cerchio era pieno di Sabbia e bastava toccarlo che si azionava sprigionando qualche particella di Sabbia. "Interessante, dove l'hai preso?" disse mio fratello. "Un mio amico che vende oggetti persiani..." "Fammelo vedere!" disse. Lo prese in mano, cercò di prenderlo in mano... facevo resistenza non volevo rischiare. Lottammo nel letto, finchè non riuscì a strapparmelo dalle mani. "Dammelo!" "Non te lo rompo mica! Che succede se tocco questo cerchio? Guarda..." "Noooooo!" Troppo tardi, mio fratello appoggiò il dito nel cerchio di Sabbia, ma vedendo che non succedeva niente lo premette ancora più forte e... il Pugnale si svuotò lasciando cadere a terra tutta la Sabbia. "Non è successo niente!" "Che volevi che succedesse, che si distruggesse il mondo?" dopodiché se ne andò. Non capì mai cosa successe veramente quel giorno, resterò col dubbio fino alla morte. Sarebbe dovuto succedere chissà cosa e invece la Sabbia non luccicava nemmeno... forse... aveva perso tutto il suo potere o forse... Non riuscì mai a darmi una spiegazione ma sapevo che c'era qualcosa di strano in quel fatto, ma non lo scoprì mai... Solo dopo la mia morte, tramite Kaileena che mi accolse nel regno degli dei, scoprì che le Sabbie erano state distrutte dal Guardiano che avevo ucciso e che quelle che erano uscite dal Pugnale erano, si le Sabbie del Tempo, ma senza alcun potere. Questa è la mia storia. Raccontatela ai vostri figli e fate in modo che la raccontino ai loro figli, perché se mai dovessero trovarsi nella mia situazione, ad essere i cugini di un coraggioso Principe, si ricorderanno delle mie imprese e ne trarranno esempio ricordandosi che l'uomo può cambiare il proprio destino, qualunque esso sia! |
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anke a me sembrava ke mancasse la fine
cmnq complimenti... |
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Ridico ciò ke ho detto sopra!
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potresti dire ke mancava un pezzo e nn avevi capito
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cmnq dark nn credo ke c sia il ritorno delle sabbie
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Lo so! Infatti l'ho fatto x onorarle!
Mi piacerebbe giocarci... magari il pezzo del re di Sabbia: immaginatevi il Principe che si butta dalla torre e cha all'improvviso prende fuoco e si trasforma in aria... poi la testa del re che vola!!!! Oppure tutte le corse con le bighe immezzo alle persone e alle macchine!!! Magari un programmatore ubisoft legge sto topic e gli viene l'idea di fare il 4˚ POP!! A me lo danno gratiss perchè l'ho creato io!!! |
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Conveniente!!! |
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il prince ke s trasforma in "torcia umana"(quello dei fantastici 4)
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Hem... solo in fase di trasformazione, poi diventa dark!
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light prince sì ma fino a questo punto... |
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bella originale forse un poketto autobiografica ma convincente
poi è tantissima e scritta bene è un piacere leggere le tue fatiche quasi quasi ci starebbe bene girarci un bel corto(ma ci sarebbero troppe difficolta' per realizzare tutti gli effetti speciali) cmq continua cosi'...grandi idee per un domani sempre migliore... by pp l allegra combriccola panda's family |
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Ti ringrazio! In effetti l'ho basata sulla forma di un film, ho fato finta di dover scrivere la storia x un film ed ' uscito questo... ma non mi piace come l'ho fatto finire... ci vuole uno sbocco per il 5˚!
Mi fa piacere k ti sia piaciuta! |
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ma kome kakkio ai scritto scrivime la soluzione e bhasta no tutta la storia tuaaaa
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