Forums Ubisoft  Hop To Forum Categories  Brothers in Arms Hell's Highway    OT/Racconti (ovvero le improbabili avventure matematiche di una divinità egiziana)
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non riuscirò mai a stare dietro a Glue! goodboy hail

comunque sono sempre afflitto dal riuscire a ripetere sempre e solo "risuonò".non mi viene in mente nient'altro!

Questo messaggio è stato modificato. Ultima modifica da: tanardo2008,
 
Posts: 966 | Luogo: "So much has happened,but now we are just getting started" Staff Sergeant Matt Baker | Registrato il: 18 July 2008Rispondi QuotandoModifica o Cancella il PostSegnala questo Post
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Ah, beh, è un classico; capita spesso anche a me, seppure, ovviamente, con altri termini.
 
Posts: 4406 | Luogo: "Il general Cadorna ha scritto alla regina: se vuol veder Trieste la guardi in cartolina" | Registrato il: 18 March 2005Rispondi QuotandoModifica o Cancella il PostSegnala questo Post
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chissà se lo mandassi ad Antal!

comunque ho ancora in programma 20 capitoli,roba da rimanerci fino al prossim'anno!
 
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Auspico che tu riesca a terminarlo, allora. I miei racconti rischiano immancabilmente di restare presto intrappolati in un limbo, o comunque ibernati, in attesa di essere completati, prima o poi. Big Grin
 
Posts: 4406 | Luogo: "Il general Cadorna ha scritto alla regina: se vuol veder Trieste la guardi in cartolina" | Registrato il: 18 March 2005Rispondi QuotandoModifica o Cancella il PostSegnala questo Post
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allora appuntamento al prossimo weekend!

CAPITOLO 3 : Rendezvous col Destino
 
Posts: 966 | Luogo: "So much has happened,but now we are just getting started" Staff Sergeant Matt Baker | Registrato il: 18 July 2008Rispondi QuotandoModifica o Cancella il PostSegnala questo Post
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problemi con la scrittura signori...ma questo capitolo sarà molto lungo e lo sto scrivendo nel tempo libero...

EDIT:l'ho finito!devo solo trasportarlo da Scrivania a Pc!
 
Posts: 966 | Luogo: "So much has happened,but now we are just getting started" Staff Sergeant Matt Baker | Registrato il: 18 July 2008Rispondi QuotandoModifica o Cancella il PostSegnala questo Post
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Posta posta!
 
Posts: 8292 | Luogo: Mod in sciopero | Registrato il: 30 March 2005Rispondi QuotandoModifica o Cancella il PostSegnala questo Post
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mi dispiace,dovrete aspettare domani...speravo di potervi consolare per l'uscita di HH per le console(consolare per le console!... biggrin2 ),ma avevo l'allenamento.a domani!
 
Posts: 966 | Luogo: "So much has happened,but now we are just getting started" Staff Sergeant Matt Baker | Registrato il: 18 July 2008Rispondi QuotandoModifica o Cancella il PostSegnala questo Post
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ecco qua!

CAPITOLO 3 : Rendezvous col Destino
"ho tredici uomini al mio comando. tredici uomini che dipendono da me,le mie decisioni per loro significano vita o morte. tredici famiglie che si affidano a me perchè i loro mariti e figli tornino a casa. tredici. tredici non è un bel numero"

Nuvole. Batuffoli grigi che nella notte opprimono il cielo. L'aria gelida entrava dal portellone aperto,accarezzando i volti dei soldati presenti nella carlinga dell'aereo. Baker era seduto sulla stretta panca di metallo,che gli stava gelando il posteriore. era difficile mantenere l'equilibrio seduti con 50 kg di equipaggiamento addosso. Era anche difficile pensare. Lentamente,con molta fatica, Baker si alzò. Riusciva finalmente a stare in piedi. Era euforico per l'operazione in corso,ma non era molto convinto di star facendo la cosa giusta. Ma non era colpa sua. <<non ho mai chiesto di essere caposquadra>>. Era nervoso. Mac lo sentiva nelle ossa che quel ragazzo era nervoso. "non ho mai chiesto di essere caposquadra!". Mac non poteva farlo sfogare in quel modo. Baker era tesissimo,speranzoso che tutto andasse bene. "questo non vuol dire che tu non l'abbia guadagnato!". Mac lo calmò così. Baker rientrò nel suo stato di riflessione. Non riusciva a credere di essere entrato nei paracadutisti solo perché c'era George, ma ora George è andato via. Non aveva più motivo di rimanere qui,se non quello di combattere. E vincere. I ragazzi intorno a lui erano tesi,ma pronti a tutto pur di buttarsi fuori da quell'aereo. Soprattutto Muzza. Quel ragazzo di Phoenixville,Pennsylvania, era figlio di immigrati italiani arrivati lì nel '20, e grande amico di Desola,con cui parlava italiano. era il più entusiasta di tutti e era uno dei più amati dalla squadra. Era qui per vincere,più degli altri. Voleva dimostrare di essere un vero americano.
Il rumore di vomitio scosse Baker. Corrion non sopportava i mezzi di trasporto. "te l'ho detto tre volte di prendere quelle dannate pillole,Corrion!". Joe "Red" Hartsock aveva uno spiccato senso della previdenza. Veniva da Laramie,Wyoming, e in passato aveva lasciato la scuola media per dedicarsi alle risse nei bar. Il suo fregio era una prova della sua irruenza. Raccontava sempre di quella volta che si era ubriacato e quel marinaio di Pittsburgh gli dette una bottigliata in faccia. Finì male per il marinaio. Continuò così finché non conobbe Emma. Quella ragazza gli mise la paura di Dio addosso. Una paura che erano tutti fortunati ad avere. "hai mangiato carote,Sam?"."ti odio,con tutto il mio cuore!". Sam Corrion,di bassa statura,era il più ambizioso a fare carriera. Faceva il supervisore in una fabbrica tessile in Augusta,Maine,era molto severo con i lavoratori. Era sempre in bilico tra il licenziamento e il lavoro fisso. Si trovò sempre nelle grazie di qualcuno che lo fece rimanere,finché un giorno,per soldi,venne ritrovato a vendere bibite alcoliche illegali ai gangsters della città. In quel momento tutto crollò. Aveva solo 25 anni,e dovette cavarsela entrando nell'esercito. Venne poi spedito nei paracadutisti,con il grado di soldato di prima classe. Ora era caporale,e continuava a lamentarsi di non essere lui il caposquadra. Credeva sempre di essere il migliore,ma si sbagliava quasi sempre. Era il più distaccato dal resto della squadra,ma qualche amicizia l'aveva fatta. Dice sempre che "gli audaci arrivano sempre al primo posto". Non nel suo caso. "diavolo Corrion,te lo avevo detto che non dovevi mangiare così tanto!"una faccia divertita stava osservando Corrion, dopo aver risposto. Allen e Garnett stavano raccontandosi le loro avventure a Londra,quando avevano visto Corrion,ridotto a una larva umana,mentre rigettava tuta la cena. Subito tuti e due avevano lasciato la loro conversazione per fare battute sullo stato di Corrion. in fondo,erano fatti così,un po' sadici. Erano due campagnoli,di cui uno,Garnett,veniva dal Kentucky,e scherzava con tutti dicendo di essere il "ragazzo da nessun posto,Kentucky",visto che non sapeva neanche lui dov'era nato,perché si erano trasferiti quando lui aveva 1 anno. l'altro,Allen,era del Kansas,ma si trasferì a Mount Vernon,dove conobbe Garnett,e da lì si iscrisse allo stesso liceo e si arruolò insieme a Garnett per i paracadutisti. Da allora non si sono più separati. <<abbiamo iniziato a dire Allen-e-Garnett,come se fosse una sola parola. Questi fenomeni sono davvero strani. È incredibile quanto la persona più lontana da te per carattere sia la più vicina a te in fatto di amicizia.>>. Poi c'era Legget. Quel soldato con gli occhiali. Lo facevano davvero sembrare un intellettuale,e così era. Aveva una faccia preoccupata sotto quelle spesse lenti, preoccupata per il suo avvenire,sperando di rimanere in vita per ricercare il suo passato. Era un uomo poetico,nel senso letterale, e veniva da Brooklyn,New York. Sembrava un vero e proprio filosofo,ma la sua vera passione erano i fumetti. Gli piaceva Batman. Allen e Garnett discutevano sempre con lui sui supereroi dei fumetti. Era un tipo misterioso. Nessuno sapeva quale fosse il suo passato. La luce rossa si accese. Baker non se n'era accorto,ma si era seduto,probabilmente per lo stress,e si accingeva ad alzarsi."in piedi!". Baker si mise accanto a Mac,lo sguardo rivolto verso il primo della fila,Hartsock,il suo miglior soldato. Era pronto a tutto pur di rivedere sua figlia."agganciare!".di colpo tutti i soldati agganciarono il gancio di apertura al cavo statico dell'aereo. Anche Baker fece lo stesso. "controllare l'equipaggiamento!". La squadra iniziò a riassettare il paracadute di riserva,lo zaino,l'elmetto e gli spallacci dell'imbracatura. Baker si limitò a controllare affannosamente se il paracadute di riserva era agganciato bene. "ricordate,la squadra deve rimanere unita,a terra cercate Baker!".<<già,sempre se si fidassero di me.>>. "confermare!". Muzza "quattordici OK!". McCreary "tredici OK!". Baker riusciva a riconoscere le voci anche se otturate dal rumore dei motori. <<questo è Obi.>>"dodici OK!". Una serie di colpi, forse cinque,attraversò la carlinga. "MUZZA!!!"questo era McCreary. Baker era preoccupato,ma anche sorpreso. "McCreary,cos'è successo?"disse Baker. "Tutti fuori di qui,CAZZO!". Allen,Garnett,Corrion,Hartsock e Zanovich erano a terra,quasi sdraiati,aggrappati soltanto alle panche di metallo. Non riuscivano ad alzarsi,e si affannavano a mettersi in piedi ed essere trascinati giù dal peso dell'equipaggiamento e dalle vibrazioni dell'aereo.
"dobbiamo saltare,SERGENTE!!!" .Allen era disperato. Si aggrappava al cavo statico,ma poi ricadeva sulla panca,per scivolare poi sul pavimento e ripetere il tutto. "aspettate il via libera!". Mac non voleva che andasse tutto per il peggio,che cinque maledetti colpi da 20mm compromettessero la loro missione."se aspettiamo ancora,non ci sarà nessuna via libera!". Baker era visibilmente spaventato. Non si era aspettato una cosa simile. <<non siamo stati addestrati per questo. Non siamo stati addestrati per resistere a un colpo antiaereo che sfonda la carlinga del tuo aereo. Non siamo stati addestrati per rimanere uniti in queste situazioni. Ma è la nostra missione.>>Baker tentava di farsi coraggio. "Baker,rimani sul portellone!". Baker rimase per un attimo di stucco. Il sangue gli gelava nelle vene. subito si ritrovò sul portellone,l'aria che gli frustava il volto. Le mani gelide erano quasi appiccicate al metallo del portellone.D'un tratto, capì quali erano i suoi doveri. Centinaia di paracadute,come nuvole,scendevano nella notte,in mezzo a aerei e traccianti. Lui era parte di questo grande spettacolo,e,per compierlo,doveva portare i suoi uomini a casa. A costo della vita di se stesso,e dei suoi uomini,avrebbe dovuto portare a termine la missione. Ma le responsabilità erano troppe,e lui non ci si era abituato. Una lacrima lentamente scorse sul suo volto,asciugata poi dal forte vento. <<non ho mai chiesto di essere caposquadra>>.un fragore mostruoso cozzò contro la carlinga dell'aereo,producendo una vibrazione così forte che Baker cadde dal portellone.<<una bellissima sensazione. Già. cadere nel vuoto senza sapere se il tuo paracadute si aprirà,o no.>>. Uno strappo forte tirò indietro Baker,lasciandolo un po' intontito. subito iniziò a controllare i tiranti,per vedere se il paracadute si era aperto bene,ma fu colto da un'improvvisa raffica di vento. Non riusciva a cambiare direzione, e sotto di lui c'era un albero,con i rami protesi come per afferrarlo. L'impatto fu duro : Baker si graffiò le gambe e scivolò nell'imbracatura, appeso sull'albero. Prese il coltello e tagliò i tiranti,cadendo a terra con un tonfo sordo. Si rialzò, e si accorse che il suo sacco da gamba era sparito,atterrato forse a chilometri da lui,in qualche punto isolato della Normandia. Ora Baker si ritrovava solo,senza amici,senza armi e viveri e altri oggetti, disperso nella Normandia.un rombo di motore lo svegliò dal suo stato di trance, e lui si avvicinò al muretto lì vicino,da dove proveniva il rombo. Delle voci tedesche agitate abbaiavano qua e là,mentre attraversavano la strada. Un tedesco si girò verso il nascondiglio di Baker, urlò e puntò il fucile verso di lui. Uno sparo. Il tedesco cadde a terra,una pozza di sangue che copriva il terreno sottostante. Una raffica partì dalla siepe di sinistra,uccidendo tre tedeschi,mentre gli altri scappavano. La pattuglia era stata decimata. "Baker,dov'è tutta la tua roba?dannazione,prendi la mia .45 e spara a tutto il grigio che vedi.". Mac era ora accanto a Baker,l'espressione facciale indecifrabile a causa della mimetica,e tendeva con una mano la pistola,una Colt .45,simile a quella del padre di Baker,e con l'altra tre stecche di munizioni .45. Baker aveva gli occhi spalancati di sorpresa guardando i tedeschi morti,mentre appoggiava la sua mano sul freddo calcio della pistola.la rigirò tra le mani,poi protese l'altra mano verso le munizioni. I caricatori vennero messi nella giberna rimasta. Armò il cane tirando e rilasciando il carrello di armamento,producendo un piccolo "clak". "Baker,seguimi.". d'un tratto una palla di fuoco cadde dal cielo. Era un aereo colpito a tutti e due i motori,e si stava dirigendo verso una stalla lì vicino. uno schianto,rumori di lamiere e vetri rotti,e poi lo scoppiettio del fuoco. I passi di Baker e Mac battevano sul selciato della stradina che dal crocevia portava alle case vicine. "Baker,aspetta.". voci tedesche provenivano dall'altro lato del muretto. Mac sussurrò"io attacco per primo,tu aggirali passando dietro alla stalla.". "ok,Mac."rispose Baker sussurrando. Mac allora uscì fuori dalla copertura e mirò verso il primo tedesco,scaricandogli addosso 7 colpi. 3 colpi entrarono e uscirono dal collo e dalla testa,mettendo allo scoperto il cervello e l'arteria carotide. Il tedesco cadde a terra con un tonfo sordo,in maniera disarticolata,come un burattino. L'altro mirò verso Mac,mentre quest'ultimo premeva il grilletto. Si accorse troppo tardi di aver finito le munizioni.ma in quel momento Baker spuntò fuori dall'angolo della stalla,la pistola alla mano,sparando due colpi verso il tedesco. Due piccoli fuocherelli,causa del gas fuoriuscito dalla pistola e incendiatosi a contatto coll'aria,si accesero per un attimo dalla canna. Il cane venne riarmato due volte,col carrello di armamento che si ritraeva e poi ritornava nella posizione iniziale,caricando così il colpo e togliendo il bossolo rimasto. I due proiettili fischiarono nell'aria,devastando il cranio del tedesco, e poi si conficcarono nel muretto."l'hai scampata bella,eh Mac?". A Baker non piaceva avere un debito con qualcuno. "muoviamoci"Mac iniziò a percorrere la strada,fermandosi di tanto in tanto a sbirciare dietro gli angoli,seguito da Matt. Ad un certo punto,davanti a loro vi era una grande casa,con un muretto e una macchina di fronte all'ingresso. si potevano intravedere delle ombre provenienti da dietro l'automezzo."TUONO!". Mac chiese in questo modo la parola d'ordine."LAMPO!chi va là?". Si mostrò Legget,e poi,accanto a lui,la figura imponente del Tenente Colonnello Robert Cole."ragazzi,pensavo di essermi perso!ma sapete dove sono gli altri?".<< no...maledetto lancio...>>.

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Letto il capitolo. Non male.
Solo un appunto; che io sappia, la vampa di bocca si verifica a causa della riaccensione dei gas di combustione a contatto con l'aria, non è affatto il proiettile ad "incendiarli".
Peraltro, basta considerare il caso dell'Fg 42, che presentava il problema di una vistosa vampa di bocca...in quel caso la velocità alla bocca del proiettile è maggiore di quella del gas, e ciò è abbastanza eloquente.

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Posts: 4406 | Luogo: "Il general Cadorna ha scritto alla regina: se vuol veder Trieste la guardi in cartolina" | Registrato il: 18 March 2005Rispondi QuotandoModifica o Cancella il PostSegnala questo Post
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ah,si,lo sapevo...ma mi ero confuso con un'altra cosa!(in un film c'era uno che accendeva il fuoco sparando sul legno,quindi mi sono confuso con quello!)

questo capitolo l'ho fatto con diversi umori...quindi potrete trovare un po' altalenante il narrare degli eventi...


prossimo capitolo
CAPITOLO 4 : D-Day
"non eravamo sicuri di chi fosse vivo e chi no,ma sapevamo una cosa : noi eravamo vivi...finora..."

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Anteprima Parte II

CAPITOLO 11: Frankie
"non pensavo che saremmo finiti così lontano,ma probabilmente doveva succedere..."

D+3,2330,20 settembre 1944,luogo non rilevato.

Un respiro affannoso riempiva l'aria.
Continuamente. I passi pesanti di uno stivale chiodato sbattevano con forza contro la stradicella nel buio. Un clangore metallico li accompagnava. Davanti alla stradicella c'era un edificio abbandonato,forse da pochi giorni,con una croce rossa sul fronte del portone. Probabilmente un ospedale. Calcinacci e mattoni erano sparsi tutt'attorno,a indicare che anche di qui era passata. Si,sempre lei. Ovunque fosse,portava guai. E non solo seri,ma anche di più,guai che ti spezzavano a poco a poco la voglia di vivere. Il respiro si era attenuato,gli stivali fermati,il clangore inesistente. Il cuore batteva più forte degli stivali,ora. Tutto quello che sperava non dovesse accadere era successo,e si trovava qui di fronte. Davanti a lui. Lentamente,i passi ricominciarono a prendere un lento ritmo di cammino. Ora gli stivali schiacciavano la ghiaia. Il portone era semiaperto, e si sentiva un crepitio,forse del fuoco ancora acceso,dentro l'edificio. Il clangore metallico ricominciò,ritmato coi passi. Il palazzo sembrava una vecchia casa stregata,piena di ombre misteriose. Valeva proprio la pena indagare se ci fosse ancora qualcuno. <<proprio un bel posto per una scappatella amorosa.>>. Era freddo,notte fonda, e le luci dei lampioni dell'ingresso accese. ora gli stivali si trovavano davanti al portone. Con un accennata indecisione,una mano si fece avanti dalle tenebre,la stessa mano compagna dello stivale. Spinse la porta, e uno stridore metallico ne uscì fuori. Un'altra mano, contenente un fucile mitragliatore,si fece avanti. I passi ricominciarono,timorosi. Il clangore rimbombava dentro la stanza. Un fuoco era acceso,illuminando l'ingresso. "FRANKIE!"urlò la voce. Nessuna risposta. Ovunque la stanza era piena di scartoffie,rottami e calcinacci. Sembrava abbandonata da anni,e invece lo doveva essere solo da qualche giorno. Gli stivali proseguirono la loro marcia,questa volta battendo sul pavimento di cemento. Iniziarono a salire con una veloce cadenza le scale situate davanti all'ingresso. Il cuore iniziava ad andare su di giri. Delle voci provenivano dal piano superiore. Lentamente, gli stivali iniziarono un passo più attento. La faccia guardinga dell'uomo trasudava terrore e coraggio allo stesso tempo. Il fucile mitragliatore imbracciato si muoveva cautamente,sollevato dalle braccia tremanti per l'agitazione. Una figura nera uscì fuori da una stanza,parlando una lingua sconosciuta all'uomo col fucile mitragliatore. La pelle sudava freddo. Lentamente,l'uomo col mitra si mise dietro ad un tavolo voltato,per coprirsi meglio e aspettare il momento giusto. Ma il tedesco si voltò verso di lui. Non seppe mai se lo notò o no,perché una fiammata uscì fuori dalla canna del mitragliatore ,sputando addosso al tedesco quattro piccoli proiettili calibro .45 .spruzzi di sangue macchiarono la parete accanto al tedesco,il cadavere oramai accasciato,il sangue sparso sul pavimento. Un altro tedesco uscì fuori urlando,forse imprecando nella sua lingua. Un'altra fiammata fece capolino da dietro il tavolo,riducendo a un pupazzetto anche l'altro tedesco. L'uomo,controllata la situazione,tolse un caricatore dal tascapane e lo appoggiò in terra, togliendo poi l'altro caricatore,vuoto,e gettandolo in terra. Poi introdusse l'altro caricatore,tirò il carrello dell'otturatore indietro e rilasciandolo avanti,producendo un piccolo clak e armando il proiettile. poi si rimise in marcia,sempre guardingo. Sembrava non avere allertato nessuno.
Gli stivali ricominciavano il loro attento passo. L'uomo ora voltava la testa di qua e di là,controllando le stanze nel corridoio. Un fascio di luce,proveniente dalla luna piena,attraversò la finestra e illuminò la sua faccia. L'uomo aveva una grossa cicatrice sulla fronte,la barba incolta,due occhi azzurri che scrutavano feroci il luogo. Aveva un elmetto con sopra degli occhiali da pilota appannati,e una grossa R bianca era dipinta sopra uno sbiadito cuore altrettanto bianco. Era accucciato ,e si dirigeva verso un altro corridoio.un rumore di passi,di vetri rotti e di urla investì le sue orecchie,proveniente dal corridoio di fronte a lui. Due figure oscure correvano verso un'uscita,per trovare forse la salvezza. Altre tre figure,armate, uscirono dallo stanzone alla destra nel corridoio,non notando l'uomo dietro di loro. le urla di una donna si sentivano oltre la porta in fondo. L'uomo iniziò a correre verso quell'uscita,i passi che schiacciavano i calcinacci sul pavimento. Una raffica rimbombò nella stanza davanti a lui. Due figure scapparono dalla stanza,andando verso l'uomo. Una raffica uscì dal suo mitragliatore,colpendo i due tedeschi nel busto. L'uomo poi si accorse che non c'erano solo i tedeschi nella stanza : un altro cadavere era sdraiato in un angolo. Due colpi di pistola avevano trafitto il debole corpo della ragazza olandese, vestita con una camicetta bianca,ora sporca di sangue. Ma c'era un'altra persona con lei. La persona che quest'uomo stava cercando. Un tedesco era scappato dall'uscita opposta. L'uomo spalancò la porta,notando subito un ultimo corridoio che portava ad una stanza illuminata dai raggi lunari, più avanti. "FRANKIE!". nessuna risposta. L'uomo ricominciò a correre,mentre le sue giberne e il suo tascapane tentennavano attaccati all'uniforme Kaki. Alla fine di questo corridoio l'uomo sentì una raffica. Un brivido percorse la sua spina dorsale. Ma subito dopo la figura di un americano,l'uomo che stava cercando,apparve nel corridoio. Spalancò il portone e uscì di corsa. L'uomo ricominciò a correre. Aperta la porta vide un tedesco steso in terra e l'americano che apriva l'uscita dalla stanza e scappava. Stava per ricominciare a correre,ma un fragore mostruoso devastò la cupola di vetro sopra di lui, e l'uomo cadde a terra,svenendo.<<proprio un bel posto per morire.>>. la luce si riaccese. gli occhi ora vedevano sfocato,ma già i sensi dell'uomo si riprendevano. L'uomo iniziò a distinguere la bomba attaccata a una piccola e contorta trave di metallo sopra di lui, che reggeva per miracolo. Però due tedeschi,uno con un mitra e un altro col fucile,piombarono addosso a lui,puntando le armi verso la sua fronte. Un altro uomo,forse un ufficiale, si avvicinò,guardandolo con disprezzo e tirando fuori la pistola. L'uomo tirò fuori anche la sua, una Colt 1911 .45 Officers Model,argentata e con l'impugnatura liscia di plastica nera. Al posto del numero di serie c'era scritto "Brothers in Arms". La puntò verso l'uomo col mitra,con mano tremante, il respiro affannoso che gli affollava la mente. Ma l'ufficiale non fu da meno,puntandogli la pistola in fronte. Ora l'uomo poteva vedere la canna dentro,da dove sarebbe uscita la sua conferma di decesso. Tre spari. Neanche il tempo di pensarci.

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Letto. Ad ogni modo, solito piccolo appunto, quando tiri l'otturatore non "armi" il proiettile, al massimo lo incameri.
 
Posts: 4406 | Luogo: "Il general Cadorna ha scritto alla regina: se vuol veder Trieste la guardi in cartolina" | Registrato il: 18 March 2005Rispondi QuotandoModifica o Cancella il PostSegnala questo Post
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per armare intendevo proprio quello,è solo che non ci stava bene "incamerare".
 
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Ma "armare", in quel contesto, non è corretto.
 
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ci avevo pensato,ma non ero sicuro. comunque cercherò un sinonimo.
 
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Ragazzi,buone nuove!
Per alleviare il vostro ritorno a scuola(a parte i nostri pensionati,che difficilmente ci ritorneranno) FORSE ricomincerò scrivere la mia "BiA Novel"(per chi non lo sa,Brothers In Arms : Baker's Dozen),
da far concorrenza al nostro capellone John Antal!(l'ho sparata grossa,vero?).
Non vi darò un termine di uscita,perchè anch'io ho da fare sicchè,aspettate e sperate!

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Apparte il racconto di Tanardo inerente a Bia, io proporrei di spostare il thread nel nuovo forum ot, in modo che riceva più visibilta' e sia anche a disposizione delle altre sezioni.
 
Posts: 6446 | Luogo: Triste,che non e' dalle parti di Glue.. | Registrato il: 06 March 2007Rispondi QuotandoModifica o Cancella il PostSegnala questo Post
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Quale forum OT?
 
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Questo:

http://forums-it.ubi.com/eve/f...s/a/frm/f/7401036266



Leggete anche la mia Fanfic se vi va. Mi pare opportuno che la posti anch'io qui visto che è una mia composizione anche se è tratta da un videogame.



YAKUZA "come un drago"


L'ideale in cui ho sempre creduto, era il rispetto e l'onore delle mia famiglia.Per generazioni,il nome dei Kazuma, incutè il terrore,nelle strade di Tokyo,dominando con forza i deboli, e mettendo a tacere i nostri, già di per sè provati rivali stanchi dei ripetuti scontri.Al nostro passaggio, instillavamo terrore e un reverenziale rispetto nei cittadini della metropoli.Il nostro obiettivo, era quello di raggiungere il potere usufruendo della forza a qualunque costo. Un paese,non può rimanere in mano a degli inetti, chiunque si frapponesse fra noi, e il potere ,doveva essere neutralizzato,o comunuqe reso inoffensivo. Questo era l'ideale preponderante per cui ci battevamo. Non ero mai stato preda di sensi di colpa o sfiorto da dubbio paure, non avevo mai mostrato esitazioni scrupoli o rimorsi per ciò che avevo fatto nonostante fosse del tutto contrario al senso civile , noi eravamo destinati a detenere l'egemonia sulla città, tutto il resto era secondario. Per quanto male facessi ad altri, ne rimanevo totalomente indifferente, il fine aveva sempre giustificato il mezzo. Fu così che i Kazuma, la mia famiglia, tramite ogni sorta di attività illecita, raggiunsero il vertice dell'impero finaziario, sbaragliando tutta la concorrenza, ogni ostacolo, come il vento spazza via le ultime foglie secche sotto un albero in Autunno. Ervamo i signori incontrastati del mercato, intoccabili, la mano nera del Sol Levante, emersa dal sangue dei nostri nemici. Poi, un giorno ,quella cospirazione, il tradimento in famiglia, l'uccisone di mio padre, il membro più autoritario e venerato della famiglia. Era stato lui mio zio, egli , prese in mano le redini della mia famiglia, non mi uccise ,mi fece pestare a sangue dai suoi scagnozzi un tempo miei uomini, in una delle rimesse di un porto. Sentivo sferrare i loro colpi sopra il mio volto che continuava a far sgorgare copiosamente del sangue dalla mia fronte, sentivo fracassare le mie costole con dei calci ,mi tenevano fermo, sentivo i loro insulti ,i loro sberleffi, eppure non provavo alcun dolore ero un tutt'uno col nulla, solo quando arrivò un colpo ben assestato all'addome,gemetti strozzatamente ,per poi perdere i sensi definitivamente. I manigoldi mi avevano lasciato lì al buio dei riflettori, ormai spenti,dopo aver compiuto la loro opera di disfacimento.quando mi risvegliai, i miei indumenti un tempo costosi,erano impreganti del mio stesso,sangue. Udii il crepitare delle gocce tutt'intorno, battevano con la stessa spietata indifferenza di quando facevo del male a gente inerme,fu allora che provai del dolore immenso, credevo di aver raggiunto la via in realtà,la mia anima aveva imboccato,il sentiero delle demoni di Ashura facendomi sprofondare nell'oblio. Fu allora che mi convinsi di essere stato uno stolto, e che tutto quel sangue versato non era valso a nulla,Io stesso guardandomi incredulo, mi sentivo sporco, e provai ripugnanza per la mia abietta condizione in cui ero sprofondato. Il tatuaggio che portavo sulle spalle iniziò a dolermi violentemente. Il giorno seguente, la polizia di Shinjuku,uno dei bassifondi della mia città, mi aveva trovato,riconoscendomi,colpevole di numerosi crimini, curandomi nel più vicino ospedale,la mia identità venne svelata, ero il figlio dei famigerati Kazuma ,fui processato,e condannato a dieci anni di carcere. Una volta scontata la mia pena, sentii crescere in me,l'ardente desiderio di vendetta per ciò che la mia famiglia mi aveva fatto, l'avrei fatta pagare a mio zio per l'assassinio di mio padre, non so come ci sarei riuscito ma in me era nata una nuova forza. Mi sentivo come un giovane drago che ascende nei cieli.Dopo anni di cella, ero finalmente fuori, mi ritrovai sulle strada ancora una volta, ma ormai non avevo più nessun controllo, nè su me stesso nè sugli altri, da predatore divenni "inesorabilmente" preda. Senza soldi, senza onore vagavo come un cane randagio nella notte, con la pioggia come mia sola unica alleata, continuava a sfiorarmi il volto, cadeva incessante e silenziosa come era sempre stato, ma avvertivo in lei uno spirito di indulgenza che,entrava nella mia pelle,mi sentivo pervaso nelle vene della sua dirompente energia, ancora una volta,il tatuaggio del dragone si riaccese sulla mia schiena, quasi stesse tornando a nuova vita. Poco distante dal vicolo in cui mi trovavo,scorsi rannicchiata dietro ad una gradinata,una piccola bambina,era in lacrime, suo padre giaceva in una pozza di sangue che si diluiva con l'acqua piovana. Era stato ucciso con 4 proiettili, era riverso con degli ampi fori sulla schiena. Non so chi fossero i mandanti, ma so per certo,anche quell'uomo doveva aver commesso un grave torto per morire in modo così orribile. Cercai di tranquillizzare la piccola, la quale vedendomi iniziò a gridare e a muoversi convulsamente nel vano tentativo di scacciarmi. Fermai le sue braccia,la guardai in volto,i suoi occhi languidi così compassionevoli,mi fecero tenerezza.Ancora una volta,mi sentii come un dragone che raggiunge il sontuoso tempio del cielo. Decisi di allevarla,divenni Io suo padre adottivo. Pe nulla al mondo avrei mai permesso che me la portassero via, non so di chi era figlia ma finalmente conobbi la ragione di vita che mi spinse a combattere,non per distruggere questa volta, bensì per proteggere. Fu allora che la mia rinascita fu compiuta, avrei aiutato la piccola a vendicarsi, l'avrei protetta da ogni pericolo solo così facendo lo spirito guida del dragone Doujima sarebbe entrato in me guidandomi, riconoscendomi,come un suo pari, come un "drago".
 
Posts: 14278 | Luogo: Io non sarò mai un ricordo... | Registrato il: 18 January 2005Rispondi QuotandoModifica o Cancella il PostSegnala questo Post
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